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«Mafia-politica», ecco tutte le condanne

Il massimo della pena, 16 anni (il pm ne aveva chiesti 20 compresa la riduzione di un terzo dell’abbreviato), è andata al manduriano Antonio Campeggio

Giudiziaria
Manduria mercoledì 13 febbraio 2019
di La Redazione
Giustizia
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Forti riduzioni di pena rispetto alle richieste dell’accusa con qualche assoluzione inaspettata e per molti imputati il proscioglimento dal reato associativo mafioso. Si può riassumere così la decisione del giudice delle udienze preliminari del tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, che ieri, al termine di quasi quattro ore di camera di consiglio, ha letto il lungo dispositivo relativo ai 57 imputati che hanno scelto il rito abbreviato del processo «Impresa» nato dall’omonima indagine della polizia di Taranto diretta dalla distrettuale antimafia di Lecce. L’inchiesta, che ha visto alla sbarra esponenti della malavita organizzata ritenuti essere affiliati alla frangia manduriana della sacra corona unita, imprenditori e politici del versante orientale jonico, è quella che ha aperto le porte del Comune di Manduria alla commissione d’accesso antimafia che ha portato lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’ente Messapico.

Il massimo della pena, 16 anni (il pm ne aveva chiesti 20 compresa la riduzione di un terzo dell’abbreviato), è andata al manduriano Antonio Campeggio, detto «scippatore», pluripregiudicato già condannato per reati di mafia, ritenuto a capo di un sodalizio criminale di stampo mafioso, specializzato nel traffico della droga e le estorsioni con interessi nelle pubbliche amministrazioni, operante nei comuni di Manduria, Sava e San Giorgio Jonico. Pena ridotta anche per il suo presunto braccio destro, Giovanni Buccoliero che dai 18 anni chiesti dall’accusa è sceso a 14. Inaspettata invece l’assoluzione di Giuseppe Buccoliero, ritenuto facente parte della triade con Campeggio e Boccoliero Giovanni e per questo con una proposta di condanna del pm a 10 anni e 8 mesi: assistito dall’avvocato Antonio Liagi, lascerà il carcere dopo una detenzione continuativa di 22 anni. Assoluzione anche per Cosimo Merolla di Sava (difeso sempre da Liagi), su cui pesava una richiesta di 8 anni e Cosimo Storino per il quale l’accusa chiedeva 10 anni per l’associazione mafiosa caduta anche per Damiano Locritani (questi ultimi tre imputati tutti assistiti dall’avvocato Fabio Falco).

Assolto da ogni accusa anche Simone De Valerio (difeso dagli avvocati Lorenzo Bullo e Cosimo Micera) che era stato indicato come partecipe all’associazione mafiosa e vicina al clan Mazza. Pena più che dimezzata per il manduriano Daniele Lorusso (7 anni e 7 mesi, il pm ne chiedeva 20) ritenuto estraneo all’associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti dove era stato individuato anche come capo promotore; difeso dall’avvocato Bullo, Lorusso è stato assolto anche per aver detenuto armi da fuoco. Accordata l’assoluzione per Cosimo Damiano Pichierri (lo ha difeso l’avvocato Luigi Danucci) che rispondeva di affiliazione mafiosa e su cui pesava una richiesta di condanna di 8 anni. Forte sconto anche per il manduriano Giampiero Mazza (difeso dall’avvocato Michele Iaia), che dai 14 anni della richiesta è sceso a 4 avendo perso anche lui il reato associativo. L’attenzione maggiore del procedimento è stata attratta inevitabilmente dagli ex amministratori politici il cui coinvolgimento nell’inchiesta ha portato alla loro città l’onta dello scioglimento per mafia. Se l’è cavata comunque l’ex presidente del Consiglio del comune di Manduria, Nicola Dimonopoli accusato di voto di scambio politico mafioso. Difeso dall’avvocato Franz Pesare e Armando Pasanisi, l’ex amministratore si è vista dimezzare la pena chiesta dall’accusa che era di quattro anni scongiurando così la malaugurata ipotesi di scontare una pena detentiva. Assolto anche l’attuale sindaco di Avetrana, Antonio Minò (difeso dall’avvocato Nicola Marseglia), per il quale anche l’accusa aveva chiesto il proscioglimento. Più problematica la posizione dell’altro politico manduriano tuttora in carcere, Massimiliano Rossano, ex assessore allo spettacolo, condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione rispetto agli 8 anni e 8 mesi della richiesta del pm. E’ stata mantenuta per lui l’aggravante dell’associazione mafiosa che il gup ha eliminato per quasi tutti gli imputati ad eccezione per quelli della «frangia manduriana»: Davide Biasi, Oronzo Soloperto, Antonio Campeggio, Luciano Carpentieri, Ciro Milizia e Leonardo Trombacca. Nel folto collegio difensivo anche gli avvocati Giuseppe Mazza, Luigi Vitale, Antonio Pezzuto, Armando Pasanisi, Massimiliano Mero, Danilo Dinoi, Donata Perrone.

TUTTE LE CONDANNE

E’ di 176 anni e mezzo la somma degli anni di condanna inflitti ieri dal gup del Tribunale di Lecce ai 57 imputati dell’inchiesta «Impresa» che hanno scelto l’abbreviato. (Il pm ne chiedeva 330). Così distribuiti (tra parentesi la richiesta dell’accusa):

Davide Biasi 7 anni (12); Cosimo Bisci 7,4 anni (8); Antonio Bonetti 2 anni (4,8); Giuseppe Borgia 4 anni (5 mesi); Giovanni Buccoliero 14 anni (18); Antonio Campeggio 16 anni (20); Luciano Carpentiere 7,4 (10 anni); Camillo Ciccarè 2,8 anni (2,8); Maurizio Ciccarone 3 anni (4,8); Daniele D’Amore 4 anni (4,8); Francesco D’Amore 5 anni (16); Carlo Gabriele Daggiano 2 anni (8); Agostino De Pasquale 4 anni (10); Giovanni Riccardo De Santis 2,4 anni (6); Leonardo De Santis 2 (6); Nicola Dimonopoli 2 anni (4); Daniele Donatelli 2 anni (1,8); Teodosio Leo 2 (assoluzione); Damiano Locritani 4,2 anni (5,4); Daniele Lorusso 7,4 anni (20); Giuseppe Mancuso 2,6 anni (2,8); Cosimo Mazza 4 anni (6); Gianluca Mazza 2 anni (4,4); Giampiero Mazza 4 anni (14); Vito Mazza 4 anni (14); Ciro Milizia 7,4 anni (8); Marco Monaco 1,4 anno (1,8); Fabrizio Monte 3,6 anni (10); Cosimo Morleo 1,6 anni (4); Francesco Palmisano 4,2 anni (9,6); Cataldo Panariti 2,8 anni (8,8); Pasquale Pedone 5 anni (6,4); Massimiliano Rossano 7,4 anni (8,8); Antonio Scorrano 2 anni (8); Oronzo Soloperto 7,4 anni (12); Leonardo Trombacca 7,4 anni (10); Antonio Fanuli 2 anni (4).

Nazareno Dinoi

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