Grave in ospedale

Manduriano libero dopo l'accusa di spaccio di droga e l'emorragia cerebrale

Nell’udienza di convalida che si è tenuta ieri davanti al giudice delle indagini preliminari Benedetto Ruberto, l’avvocato Cosimo Micera che difende il manduriano, ha fatto emergere degli elementi a favore del suo assistito

Giudiziaria
Manduria domenica 10 febbraio 2019
di La Redazione
Maurizio Scialpi
Maurizio Scialpi © La Voce di Manduria

Da ieri è libero il 37enne manduriano, Maurizio Scialpi, che mercoledì scorso, 6 febbraio, era stato arrestato ai domiciliari dai carabinieri che lo accusavano di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio in concorso con un avetranese di 48 anni, Leonardo Carrozzo, quest’ultimo finito in carcere.

Nell’udienza di convalida che si è tenuta ieri davanti al giudice delle indagini preliminari Benedetto Ruberto, l’avvocato Cosimo Micera che difende il manduriano, ha fatto emergere degli elementi a favore del suo assistito che hanno convinto il giudice ad annullare la misura cautelare. Tra l’altro Scialpi che è incensurato, subito dopo il fermo avvenuto intorno alle nove quando era ancora in caserma a Ginosa Marina (lì si sono svolti i fatti), forse per l’eccessivo stress per quanto stava accadendo, ha cominciato ad accusare un malore esploso drammaticamente in serata quando era a casa affidato ai genitori che lo hanno portato all’ospedale di Manduria dove è stata diagnosticata una emorragia cerebrale inoperabile. Per questo Scialpi è tuttora ricoverano in prognosi riservata nel reparto di neurochirurgia del Santissima Annunziata di Taranto. Le sue condizioni sono ancora giudicate molto gravi ma non correrebbe pericolo di vita.

Secondo il rapporto dei carabinieri di Ginosa che indagavano su un giro di cocaina che veniva spacciato davanti ad un supermercato di Ginosa Marina, l’avetranese avrebbe ceduto otto dosi di cocaina ad un settantunenne ginosino il quale avrebbe dato al manduriano la somma di circa 400 euro. Fermati tutti e tre, venivano condotti in caserma dove gli veniva contestata l’accusa di spaccio. Il ginosino aveva con sé gli otto involucri di droga mentre addosso a Scialpi e Carrozzo non è stato trovato niente.

A convincere gli investigatori a formulare l’accusa nei confronti dei presunti spacciatori, la documentata presenza a Ginosa dell’avetranese (tra l’altro con precedenti specifici), anche nei giorni precedenti e sempre nella stessa zona dello spaccio.

Per quanto riguarda il manduriano, invece, il gip ieri ha rilevato che «non vi è certezza che l’indagato abbia accompagnato anche in altre occasioni Carrozzo mentre cedeva droga» a Ginosa. «La posizione di Scialpi – scrive il gip nell’ordinanza in cui convalida i domiciliari per l’avetranese e li revoca al manduriano -, sembra essere marginale rispetto a quella del coindagato e la sua scarsa pericolosità sociale si desume dallo stato di incensuratezza».

Intanto dall’ospedale di Taranto dove è ricoverato, i parenti che lo assistono cominciano a notare dei leggeri miglioramenti dello stato di salute. «per fortuna adesso è vigile ma non muove il braccio destro e non riesce a parlare», fa sapere la sorella che lo assiste. «Appena potrà farlo – aggiunge la ragazza - racconterà come sono andate realmente le cose».

Nazareno Dinoi

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