Più forte la linea dell'accusa

Cupola mafiosa, salta fuori il terzo "collaborante"

Ieri depositato i verbali, 90 pagine contenenti accuse e autoaccuse

Giudiziaria
Manduria giovedì 09 settembre 2021
di La Redazione
Cupola
Cupola © La Voce di Manduria

Altre novanta pagine e un terzo collaboratore di giustizia incideranno sulla sorte dei quaranta imputati dell’inchiesta dell’antimafia leccese sulla «Cupola» manduriana. Nell’udienza preliminare di ieri tenuta nell’aula bunker del tribunale di Lecce, il pubblico ministero Milto Stefano De Nozza ha depositato i verbali auto ed etero accusatorie di uno dei personaggi alla sbarra. Le 90 pagine del fascicolo, per ora top secret,  è stato consegnato al gip Marcello Rizzo che in questi giorni lo renderà disponibile ai difensori che lo richiederanno. Nessuna indiscrezione sul suo contenuto tranne la certezza di numerose pagine oscurate e tanti omissis su fatti e nomi indicati dal nuovo collaborante la cui identità è per ora tutelata. Sempre ieri Walter Modeo, uno dei quattro presunti capi dell’organizzazione mafiosa, ha depositato delle dichiarazioni spontanee anche queste dal contenuto per ora sconosciuto.  

Ma a preoccupare di più le difese sono i tre che hanno deciso di collaborare con l’accusa. Per questo gli avvocati hanno chiesto un tempo utile per prendere visione dei verbali, sia del collaborante che dell’imputato che ha deciso di esporre una propria memoria, così il gip ha rinviato tutto ad una prossima udienza che si terrà il 24 settembre. 

Sembrerebbe tutta in discesa, insomma, la strada della procura antimafia che all’alba del 14 ottobre scorso, con il blitz intitolato «Cupola» ha fatto portare in carcere 23 persone accusate di associazione mafiosa. 

Le dichiarazioni dei tre soggetti che il pm De Nozza ha definito prudentemente «dichiaranti», quindi non ancora riconosciuto lo status di pentiti, rafforzerebbero la tesi accusatoria e aprirebbero nuovi filoni di indagine che a quanto pare sono già in corso. Lo aveva fatto intendere lo stesso pubblico ministero nella precedente udienza avvertendo che non tutto il contenuto dei verbali potrà essere mostrato poiché oggetto di verifiche. 
Non tutto quindi è stato ancora scritto su quella che gli investigatori della questura di Taranto hanno definito evocativamente con il nome di «Cupola». Una organizzazione criminale con base a Manduria che secondo la magistratura avrebbe agito con metodo mafioso, ai cui vertici figurerebbero i nomi di Giovanni Caniglia, Walter Modeo, Nazareno Malorgio e Elio Palmisano, tutti manduriani, noti pregiudicati i primi tre, incensurato il quarto che all’epoca dell’arresto ricopriva la carica di presidente della locale squadra di calcio.


Altri diciannove pregiudicati manduriani e di altri comuni delle tre province salentine, sono finiti in carcere nell’autunno scorso accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e altri delitti contro la persona e il patrimonio. Secondo la procura antimafia, i quattro della «Cupola» avrebbero gestito il crimine riorganizzandosi sul territorio di Manduria ancora interessato dal fenomeno mafioso e governato da frange della sacra corona unita. 

Impegno gravoso per il folto collegio difensivo composto dagli avvocati Massimo Mero, Giuseppe Masini, Salvatore Maggio, Sergio Luceri, Alessandro Cavallo, Lorenzo Bullo, Antonio Liagi, Cosimo e Gianluca Parco, Michele Fino, Francesco Fasano, Dario Blandamura, Giuseppe Presicce, Giuseppe Giulitto, Francesca Coppi, Fabio Falco, Cosimo Micera, Raffaele Missere, Lucia Missere, Franz Pesare, Armando Pasanisi, Cinzia Filotico, Mario Rollo e Sara Piccione.


Nazareno Dinoi

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