Ieri penultima udienza

Processo mafia-politica, è in arrivo la sentenza

​Il primo febbraio 2019 è prevista la sentenza del processo “Impresa” nato dall’omonima inchiesta che ha portato allo scioglimento per mafia il comune di Manduria.

Cronaca
Manduria sabato 22 dicembre 2018
di La Redazione
Sentenza
Sentenza © Google

Il primo febbraio 2019 è prevista la sentenza del processo “Impresa” nato dall’omonima inchiesta che ha portato allo scioglimento per mafia il comune di Manduria. Ieri nell’aula del tribunale di Lecce dove si svolge il processo di mafia, c’è stata la discussione degli avvocati Lorenzo Bullo e Franz Pesare, difensori di Daniele Lorusso ritenuto essere il numero due del clan capeggiato da Antonio Campeggio detto “scippatore”. Toccherà a lui, dopo le festività natalizie, ad essere ascoltato per ultimo prima dell’attesissima sentenza fissata per il prossimo primo febbraio.Il processo vede come imputati 76 persone tra politici, imprenditori ed esponenti della malavita organizzata ritenuti affiliati ad una frangia tarantina della sacra corona unita.

La pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore distrettuale antimafia, Milto Stefano De Nozza, ha chiesto più di tre secoli di pena (330 anni e 3 mesi in tutto), cinque rinvii a giudizio, nove non luogo a procedere e otto assoluzioni. Il Comune di Manduria che è parte lesa, è parte civile con l’avvocato Luigi Leonardo Covella del foro di Lecce. Le accuse, a vario titolo tra gli indagati, riguardano l’associazione mafiosa, scambio di voti, gare truccate, estorsioni, traffico di droga, tangenti ed atri reati minori. Tra i politici che hanno chiesto e ottenuto il rito alternativo figurano i nomi del sindaco di Avetrana, Antonio Minò, dell’ex presidente del Consiglio comunale di Manduria, Nicola Dimonopoli e dell’ex assessore manduriano, Massimiliano Rossano. Abbreviato anche per gli imprenditori Leonardo Trombacca, Agostino De Pasquale. Stessa scelta è stata fatta dai presunti appartenenti al sodalizio criminale legato alla sacra corona unita, Antonio Campeggio, accusato di essere al vertice dell’organizzazione, Francesco D’Amore, Antonio Buccoliero, Luciano Carpentiere, Cosimo, Gianluca, Vito, Giampiero e Giuseppe Mazza. Relativamente ai reati di corruzione, per gli imputati politici e imprenditori, Cosimo Abete, Giuseppe Antonio Salvatore e Domenico Margheriti, Massimiliano Pedone, è stata invece riconosciuta la competenza della Procura della Repubblica di Brindisi dove è stato stralciato il procedimento.

Nazareno Dinoi

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