Martedì, 16 Agosto 2022

Politica

Nell’esposto si fa riferimento ai lavori in corso, da parte dell’ente idrico pugliese, per l’interramento della condotta che collegherà il vecchio con il nuovo depuratore

Lavori abusivi per il depuratore? Il gruppo Gea presenta un esposto alla polizia locale

Condotta scavi Condotta scavi © Google

Il gruppo di minoranza Gea composto dai consiglieri Gregorio Perrucci, Agostino Capogrosso e Pasquale Pesare, ha deciso di ritornare sul problema già sollevato in consiglio comunale ma ignorato dalla maggioranza, quello dei lavori di scavo della condotta dal vecchio al nuovo depuratore che l’Acquedotto Pugliese potrebbe avere fatto abusivamente.

Il presunto abuso che metterebbe in serie difficoltà l’ente idrico regionale, è stato segnalato con un esposto firmato dal capogruppo dei Gea, Gregorio Perrucci e indirizzato al comandante della polizia municipale, Teodoro Nigro, nel quale si chiede di appurare la presunta violazione urbanistica.

Nell’esposto si fa riferimento ai lavori in corso, da parte dell’ente idrico pugliese, per l’interramento della condotta che dovrà unire le vasche di raccolta dei reflui dei due comuni Manduria e Sava, situate nel vecchio depuratore sulla via per Lecce nella città Messapica, con il nuovo impianto di depurazione quasi completato in zona Specchiarica, sulla costa manduriana.  Per tali lavori l’Aqp già nel 2017 aveva chiesto al Comune le necessarie autorizzazioni per gli scavi su strade pubbliche. Ma «da sopralluoghi effettuati sul posto – si legge nell’esposto dei Gea – è stato verificato l’interramento di detta canalizzazione anche su aree non pubbliche (e si specifica il dettaglio delle particelle, ndr)». In pratica, secondo la denuncia, l’impresa incaricata degli scavi, avrebbe sconfinato, senza licenza, su proprietà private.

Il gruppo politico che si batte in particolare contro i pozzi assorbenti previsti in contrada Masseria Marina dove dovranno essere scaricati al suolo i reflui del depuratore distante circa cinque chilometri lungo la costa, aveva già posto il quesito al responsabile dell’ufficio tecnico del comune. L’ingegnere Alessandro Pastore, invitato a riferire in uno degli ultimi Consigli comunali, aveva risposto che il suo ufficio «per quanto di sua competenza, non è a conoscenza se nelle particelle 33 e 243 di proprietà privata (le stesse dove, secondo gli autori dell’esposto, sarebbe stata interrata la condotta, ndr), Aqp abbia eseguito interventi di posa in opera di condutture, né ha rilasciato alcun tipo di autorizzazione». In quella stessa audizione, il tecnico comunale aveva messo al corrente l’assemblea consiliare dell’esistenza di un piano di particelle d’esproprio prodotto dall’Acquedotto pugliese e affisso all’albo pretorio nel 2019 senza che fossero arrivate opposizioni entro i termini. Sempre in quella seduta consigliare, l’ingegnere Pastore aveva sostenuto che l’approvazione del progetto del depuratore con decreto del commissario delegato risalente al 2009 (quando ancora l’opera prevedeva lo scarico in battigia), e la successiva ordinanza emessa dal presidente del Consiglio dei ministri in tema di ambiente, «diventava assorbente di tutte le autorizzazioni necessarie per la realizzazione del depuratore consortile e quindi anche delle autorizzazioni agli scavi». Non si comprenderebbe, in tal caso, la necessità, per l’Aqp di chiedere l’autorizzazione agli scavi su strade pubbliche inoltrata in data successiva.  

Ad ogni modo, per i firmatari dell’esposto «in assenza di tale autorizzazione, l’intervento si ritiene non autorizzato e pertanto presumibilmente abusivo». Per questo si chiede al comandante della polizia locale di effettuare le verifiche necessarie «e adottare tutti i provvedimenti che si rendono necessari». In caso di conferma dei dubbi espressi dal gruppo Gea, i vigili urbani dovrebbero mettere i sigilli al cantiere di scavi e denunciare alla Procura della Repubblica l’impresa che si occupa dei lavori.

Nazareno Dinoi


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