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Scuola pubblica, la trappola dei contributi privati

Manduria  Scuola pubblica, la trappola dei contributi privatiMolti istituti scolastici dell’obbligo di Manduria stanno distribuendo in questi giorni alle famiglie degli alunni i bollettini postali per i cosiddetti contributi volontari. Come specifica la parola stessa, tale contributo non è obbligatorio per cui solo chi vuole è tenuto a versare l’obolo come è libero di deciderne l’importo. Questa sorta di «colletta» decisa autonomamente dai dirigenti di istituto, è prevista nella circolare del Ministero dell’università e ricerca del 20 marzo 2012. In questa direttiva si precisa però che «le scuole hanno il dovere di fornire alle famiglie tutte le informazioni in merito all’effettivo utilizzo dei contributi volontari, i quali devono essere usati esclusivamente per ampliare l’offerta culturale e formativa e non per attività di funzionamento ordinario e amministrativo». I soldi provenienti da questa fonte extra, dunque, devono essere spesi, documentati e resi pubblici dai dirigenti scolastici che dovranno così dare conto dell’investimento.

Il problema che si pone adesso è un altro. E’ necessario, così come viene chiesto nei bollettini prestampati da ogni istituto e distribuiti alle famiglie, che il contribuente volontario debba essere riconosciuto? Non sarebbe più corretto pretendere l’anonimato del benefattore? Non facendolo, non c’è il rischio che chi non paga possa essere «marchiato» da pregiudizi negativi a differenza di chi paga il quale sarebbe a sua volta guardato con occhi diversi? E tra coloro che pagheranno, non si creerà una graduatoria di valori di gradimento sulla base di quanti zeri ha scritto sul discriminatorio bollettino?

Nazareno Dinoi

 

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commenti

1 Commento a " Scuola pubblica, la trappola dei contributi privati "

  1. Tonino Roberto says:

    Quando si bussa a denari la risposta è univoca (piombo). Già sono in molti che hanno difficoltà a comprare tutto l’occorrente (quaderni, coloretti, quaderni, zainetto ….) Ah! se non ci fossero i nonni con la loro pensione di fame ….
    Una politica economica dissennata con tagli ai servizi sbagliata e inopportuna. Si è tagliato (alla crudele) sull’istruzione togliendo anche l’ossigeno (non solo la carta igienica, la carta per le fotocopie, il toner e qualche quaderno per i bambini poveri), per elargire a piene mani contributi alle scuole private (soldi pubblici distratti dal servizio pubblico per darli ai servizi privati?). Adesso si vogliono reperire fondi volontari per migliorare l’offerta formativa della scuola pubblica? Ma è sbagliato completamente, non si possono chiedere oboli volontari, è come chiedere ai degenti in ospedale di donare il sangue, vorrebbero donarlo, ma non possono, devono pensare a salvare la loro pelle.

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