MANDURIA — Tre giovani tunisini, che erano fuggiti dalLa tendopoli di Manduria, sono stati aggrediti ieri da un gruppo d’italiani rimasti sconosciuti. L’episodio su cui indaga la polizia è avvenuto in serata sulla Manduria Francavilla Fontana in una stradina laterale distante circa un chilometro dal campo profughi dell’ex aeroporto militare al confine Oria. Uno di loro, il più grave, Maharan Bosalmi, di 25 anni, è stato portato in ospedale dall’ambulanza del 118 i cui medici gli hanno riscontrato dei traumi al torace in varie parti del corpo. I tre che si esprimevano nella loro lingua, sono riusciti a far capire solo che erano stati presi a bastonati da italiani. S’ignora l’esatta dinamica della brutale aggressione che potrebbe essere riconducibile ad un’azione delle cosiddette ronde di civili che pattuglierebbero la zona in cerca di extracomunitari che lasciano il centro dove la situazione, anche ieri sera, non era per niente serena. Si è chiusa così la giornata per gli 827 nuovi arrivati ieri a Manduria le cui operazioni di accesso nel campo sono durate quattro ore. In tempo prima che sulla tendopoli, invasa dal fango, si scatenasse un furioso temporale di pioggia e grandine. A portarli in Puglia da Lampedusa è stata la nave passeggeri «Catania» della compagnia «Grimaldi» . Otto pullman civili hanno fatto la spola dal porto militare di Taranto, all’ex base dell’aeronautica in disuso dove erano attesi gli ospiti. Man mano che i migranti scendevano dagli automezzi, il personale del Consorzio Connecting People consegnava loro un pacchetto di sigarette a testa mentre due agenti della polizia scientifica li filmava uno ad uno. Alle 14 tutti avevano preso posto nelle rispettive tende, tranne le sedici donne con i rispettivi mariti che sono stati sistemati al Cara di Bari. Con gli arrivi di ieri e quelli che restano del primo ingresso, l’attuale presenza di nordafricani, a Manduria, dovrebbe essere di circa 1.200 unità al saldo delle continue fughe. Ma c’è un’altra emergenza che sta alimentando polemiche nel personale dei vigili del fuoco i cui sindacati di categoria lamentano situazioni di lavoro al limite della sopportazione. Colleghi intervenuti -si legge in un comunicato del sindacato autonomo di categoria, Conapo -hanno segnalato problemi e disservizi nel campo di Manduria sia per i servizi igienici che per le docce che per la logistica, problemi che si possono capire nei primi giorni di una calamità ma non qui» . Nel comunicato firmato dal segretario Antonio Brizzi, inoltre, si apprende una notizia che smentirebbe le dichiarazioni del sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, secondo cui «il centro di Manduria dovrà contenere al massimo 1.500 profughi» . Riferendo l’esito di un «incontro avuto con il capo dipartimento del Ministero in merito alla emergenza immigrazione scrive Brizzi -, si è appreso che i centri di prima accoglienza per immigrati saranno» , tra gli altri, «Manduria con 4.000 immigrati» . Una conferma, questa, per coloro che ipotizzano che molti profughi oggi saranno portati da Lampedusa a Manduria, dove la capienza delle tende presenti può offrire ricovero a quasi quattromila ospiti.
Nazareno Dinoi









condivido con valentina!
Già. Sembra un episodio da ronda padana. Vi assicuro che qui in Piemonte non se ne vedono, neanche a Torino. Aggressioni di questo tipo sono il preludio di guai ben più seri. La paura e l’instabilità economico sociale portarono, nel Novecento, all’avvento delle due dittature più feroci della storia.
L’emergenza che si sta riversando sulla nostra terra viene affrontata comprando ville milionarie a Lampedusa mentre in parlamento si tenta di far passare l’ennesima legge salva condotto per evitare la galera a quel pagliaccio che si fregia della carica di presidente del consiglio.
La violenza porta altra violenza, sacrosanto; l’indignazione porta all’esasperazione e quest’ultima può portare a compiere azioni di cui magari non ci si può vantare ma che a volte sono inevitabili.
Dobbiamo far capire alle istituzioni che Manduria non può e non vuole diventare un campo di concentramento, che la dignità dell’individuo è sacra, che non tolleriamo più l’indifferente insofferenza di chi ci governa, che non possiamo sempre e solo porgere l’altra guancia… Che il Sud non è la discarica dei problemi e dei rifiuti del Nord. Non si tratta di intolleranza o razzismo ma di amor proprio, per la propria terra e per quella grande tradizione di umanitarismo e umanesimo che ci differenzia da secoli…