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Misseri ha “solo” gettato il cadavere di Sarah

Misseri ha solo gettato il cadavere di SarahTARANTO — Michele Misseri non è più indagato dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi. Il giudice delle indagini preliminari, Martino Rosati, ha formalmente accolto la richiesta di archiviazione del reato proposta dai pubblici ministeri Pietro Argentino e Mariano Buccolieri. Procura e tribunale di Taranto, quindi, sono sempre più convinti che ad uccidere la quindicenne di Avetrana, scomparsa il 26 agosto del 2010 mentre si recava a casa degli zii in via Deledda, sia stata la cugina Sabrina Misseri con il concorso della madre Cosima Serrano, rispettivamente figlia e moglie dell’imputato. 
Con questo provvedimento, non ancora notificato alle parti, il contadino che continua a professarsi colpevole del delitto con l’intento di scagionare le due donne in carcere, deve rispondere della soppressione del cadavere con l’appoggio morale di moglie e figlia e con il concorso del fratello Carmine Misseri e il nipote Cosimo Cosma. Il cinquantottenne che attualmente è libero con l’obbligo di firma, è accusato anche di tentato incendio doloso per aver dato fuoco in aperta campagna, il giorno dell’omicidio, allo zaino e agli indumenti della nipote che aveva appena sepolto nel pozzo in contrada Mosca. Si delineano così, almeno secondo i magistrati, le responsabilità degli imputati principali: Sabrina, 23 anni, avrebbe ucciso Sarah per un misto di gelosia e invidia nei confronti della graziosa cugina con la quale condivideva la passione per l’amico Ivano Russo. Il delitto, per strangolamento, sarebbe avvenuto in casa alla presenza e con l’appoggio della madre Cosima. Le due donne avrebbero poi invitato il capofamiglia a disfarsi del cadavere. Opera, questa, avvenuta con l’aiuto dei due parenti Carmine Misseri e Cosimo Cosma, coimputati della soppressione. Il gip Rosati, firmatario dell’archiviazione dell’omicidio, è stato sempre convinto dell’innocenza di zio Michele. Nell’intervista rilasciata ieri alla Gazzetta del Mezzogiorno, è lo stesso gip a ricordarlo: «Già nella prima ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Michele Misseri – afferma Rosati – scrissi che c’era la confessione ma che permanevano aspetti ancora nebulosi nelle sue dichiarazioni. Una confessione che lasciava delle ombre su molti aspetti». «Qualche riserva su alcuni aspetti rimane. L’ho scritto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata il 26 maggio nei confronti di Sabrina Misseri e sua madre, ho invitato ancora una volta Michele Misseri a sciogliere i suoi dubbi e a parlare, a dire tutto. Altrimenti deve tacere, tacere per sempre, fermando questo stillicidio di dichiarazioni e lettere, in alcuni casi, duole dirlo, anticipate prima alle telecamere e poi consegnate all’autorità giudiziaria. La mediatizzazione del processo – sottolinea Rosati – ha danneggiato in primo luogo l’inchiesta, questo vorrei sottolinearlo, e quanti si stavano adoperando per cercare la verità». Nell’indagine sono imputate 13 persone. Nella prima udienza preliminare dinanzi al gup Pompeo Carriere, i difensori di Sabrina Misseri hanno depositato una richiesta di rimessione del processo per incompatibilità ambientale. Il giudice ha sospeso il processo, rinviando l’udienza al 10 ottobre prossimo e trasmettendo gli atti alla Cassazione che dovrà decidere in merito alla richiesta di rimessione del processo. 
Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno

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