AVETRANA — Per i magistrati tarantini sia inquirenti che giudicanti Michele Misseri ha sempre cercato di addossarsi colpe non sue. E per ciò che aveva effettivamente fatto, sopprimere il corpo della nipote, non vedeva l’ora di scrollarsi il pesante fardello. Un tentativo pubblico di rivelare il luogo dove aveva nascosto il cadavere lo fece già il 29 settembre scorso, ben otto giorni prima della drammatica confessione davanti agli inquirenti che lo arrestarono. In quell’occasione, testimoni milioni di telespettatori, zio Michele indicò alle telecamere di «Chi l’ha visto?» il posto dell’occultamento. Poche ore prima aveva fatto ritrovare il telefonino di Sarah semibruciato nell’uliveto. Il giornalista gli chiese cosa ricordava del giorno della scomparsa e fu allora che per la prima volta Misseri pronunciò il nome della contrada «Mosca». «Sarah non è tornata così tutti si sono messi a cercare e anche io per fatti miei sono andato a cercare alla contrada Mosca dove mio padre aveva un terreno dove c’era un casolare… lì e pieno di casolari». Ovviamente nessuno poteva sospettare che lì si nascondeva il corpo. Otto giorni dopo fu ancora Michele a pronunciare il nome «Mosca»: «Se volete vi accompagno io», disse ai magistrati la notte del suo arresto.
Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno
Home » Locali, Primo Piano » Le mezze verità e le confessioni in diretta di zio Michè









…”L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri”.
Gandhi