LA TENEREZZA

Un anziano ex avvocato di Napoli è reduce da un infarto. Lo troviamo su un letto di ospedale nelle prime scene del film. Ha due figli che incontra per lo più in situazioni spiacevoli e con i quali intrattiene rapporti di reciproca freddezza. Quando ritorna a casa dall’ospedale conosce una giovane famiglia appena trasferitasi nell’appartamento di fronte al suo. Inizia ad intrattenere un rapporto di amicizia con questa famiglia costituita da moglie, marito e due figli piccoli, apparentemente perfetta, ma ben presto un avvenimento tragico sconvolgerà l’andamento della storia.

La tenerezza è un film sulla solitudine, la solitudine nei rapporti famigliari. Tale situazione viene espressa attraverso ogni strumento alla portata del regista Gianni Amelio.
Troviamo ognuno dei personaggi spesso solo all’interno del frame, piccolo e in rapporto solo con se stesso. Li troviamo a passeggiare o a prendere un caffè in una Napoli differente da come ce la si aspetta. Cupa e chiusa. Le caratteristiche chiassose e folkloristiche della città sono praticamente annullate, a rendere ancora più forte la solitudine dei personaggi, immersi nei propri pensieri pieni di rimpianti e di rancore. La luce curata dal direttore della fotografia Beppe Bigazzi (quello dei film di Paolo Sorrentino per intenderci) è fredda e i volti dei protagonisti sono in ombra, come in ombra sono i loro sentimenti.

Anche la recitazione è improntata a staccare completamente ogni personaggio dall’altro, ogni attore (nel cast ci sono Micaela Ramazzotti, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri) ha una propria maniera, assolutamente personale, di agire, questo fa si che non ci sia mai un vero legame tra i personaggi. Ognuno è un personaggio positivo a suo modo ma gli strumenti che utilizza per ricucire i rapporti con i propri cari sono sempre quelli sbagliati.
Ma la tenerezza non è un film privo di speranza, anzi, nei rapporti padre – figlio, marito – moglie, e tra i due figli respiriamo sempre un perenne tentativo di volersi bene e di accettarsi, tentativi che però spesso cadono nel vuoto e riportano alla solitudine.
Un film che rende perfettamente la condizione di solitudine nei rapporti famigliari, soprattutto al giorno d’oggi, fatto di rapporti congelati e difficilissimi da sciogliere, ma il finale riesce a riportare l’equilibrio in una pellicola perfetta nei suoi intenti.

Valutazione 5/5

Antonio Cofano

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Antonio Cofano
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Videomaker tarantino e fervente cinefilo, ma anche laureato in matematica, è co-fondantore di 88migliaorarie agenzia tarantina di video produzione e comunicazione social. Con il cortometraggio Aria ha vinto il premio come miglior montaggio al festival Corto Corrente di Fiumicino. Per la voce di Manduria cura la rubrica «La Voce in sala». antoniocofano86@gmail.com

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