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“Giovani che ci provano” La nuova rubrica curata da Valentina Palumbo

 Giovani che ci provano La nuova rubrica curata da Valentina PalumboSenza valori. Senza ideali. Senza soldi. “Generazione Grande Fratello”, mammoni, bamboccioni, e ultimamente sfigati.

Così ci hanno chiamato, descritto e anche un po’ disprezzato gli adulti. I grandi già fatti. Quelli con un lavoro stabile, una famiglia, magari anche un cane ed una casa di proprietà.
Ma siamo davvero così noi giovani?
E se siamo così, è tutta colpa nostra?
Colpa nostra se dobbiamo spostarci da sud a nord per studiare o trovare lavoro?
Colpa nostra se il territorio, quello che dovrebbe farci crescere, lo stesso che grazie a noi dovrebbe crescere, non ci accoglie, ma al contrario ci mortifica?
Colpa nostra se non riusciamo materialmente a metter su casa e a pagare le bollette senza dover ricorrere all’aiuto di mamma e papà a fine mese?
Non so rispondere a queste domande: so però che esistono tantissimi giovani capaci, che hanno talento da vendere e grande passione per quello che fanno o che studiano.
Abbiamo grandi ideali, nuovi progetti e una grande voglia di fare: se solo ci lasciaste fare!
Ed è quel che proveremo a raccontare in questa nuova rubrica.
O meglio, proveremo a raccontarci: giovani che parlano di giovani.
Delle proprie sfide, difficoltà e paure. Ma, anche dei tentativi riusciti, dei successi e dei propri desideri per il futuro.
Grandi giovani manduriani che sono andati via per cercare se stessi e un po’ di fortuna, e che non sono più tornati, perché non possono o perché non vogliono più tornare.
Ragazzi “110 e lode” che, dopo aver studiato e fatto tanta gavetta, sono tornati con la speranza di migliorare se stessi e la propria città.
Talenti che sono rimasti a Manduria e che qui, professionalmente, sono cresciuti, nonostante gli ostacoli, a dispetto di chi diceva: “Qui non c’è posto per te!”
E’ di questi giovani che vogliamo parlare.
Sono questi giovani il vero futuro della città e del Paese.
Quelli che si rimboccano le maniche, senza accorciarsi la gonna.
Quelli che fanno ottime scelte azzardate, senza giocare al casinò.
Quelli che pensano al curriculum e non alla raccomandazione.
Quelli che si svegliano alle 6 (non del pomeriggio).
Quelli che hanno sogni e che si sacrificano per realizzarli.
Quelli che ci provano, perché hanno tutta la vita davanti per riuscirci.

Se vuoi raccontarci la tua storia, quella di un tuo amico o di un nipote scrivi a: giovanicheciprovano@gmail.com

 Giovani che ci provano La nuova rubrica curata da Valentina Palumbo
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33 Commenti a " “Giovani che ci provano” La nuova rubrica curata da Valentina Palumbo "

  1. Paola scrive:

    Anch’io penso che il proposito di questa rubrica non sia affatto uno scontro generazionale all’ultimo commento: “siamo meglio noi”! Bensì la condivisione di pensieri e esperienze proprie di giovani e non più giovani. Penso di parlare per una gran fetta di giovani quando dico che nessuno di noi vuole “rubare” il posto a nessuno, ma almeno la speranza e il desiderio di trovare un angolino tutto nostro dovete concedercelo.

    In tutte le generazioni, credo, ci siano i volenterosi e gli scanzafatiche, sia in quella attuale “nostre” che in quelle precedenti “vostre”. Forse, e ribadisco forse, noi tutti (voi-noi) che dedichiamo alcuni attimi della nostra giornata a leggere una rubrica on-line, interpretando le parole dell’Altro e magari esponendoci pure, siamo i rappresentanti volenterosi, ciascuno della propria generazione, di quel gruppo di persone che non vuole solo stare a guardare la vita, la società che scorre ma nel nostro piccolo cerca di dare un contributo, dicendo “le cose non sono proprio così come le raccontano in tv o si legge sui giornali”.
    Come prima c’erano donne e uomini che emigravano al nord italia o all’estero per cercare lavoro, così ora ci sono giovani che vanno a studiare all’estero per avere una chance in più. Così come anni fa’ c’era il nullafacente che non aveva voglia di fare nulla o quello “raccomandato” che in un niente entrava in Banca o in altre realtà, così ancora oggi c’è il “bamboccione” per sua scelta o il raccomandato.
    Assodato questo, credo che ciascuno di noi abbia esperienze negative e positive su propri coetanei e non; quindi proporrei di superare questo empasse e raccontarci; sono sicura che le nostre diverse esperienze di vita, soprattutto quelle di veterani nel fantastico per quanto caotico mondo della vita possano essere grande fonte di riflessione e non solo.

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  2. Giorgio scrive:

    In bocca al lupo per questa nuova rubrica!
    In bocca al lupo a tutti i ragazzi che ci provano!
    In bocca al lupo a tutti quei ragazzi e a tutte quelle persone che leggendo questa rubrica cominceranno a crederci sempre di più!

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  3. Marilisa scrive:

    In pratica, una rubrica cantastorie! E qual è l’utilità? Ma soprattutto la novità? Basta navigare un po’ sul web, se ne trovano a bizzeffe di storie di vinti e vincitori, giovani e meno giovani, Italiani e non solo. Perché invece non si propone di essere una rubrica che ospita IDEE da mettere IN PRATICA? Qui si potrebbe discutere di proposte ed il Comune, che ha diversi uffici vuoti, potrebbe metterli a disposizione di chi ha voglia di realizzare qualcosa! Un esempio sono i programmi comunitari che permetterebbero ai giovani, e non soltanto, di fare scambi culturali in Europa. E’ dal 2006 che sono attivi questi fondi, il Comune di Manduria non ha mai presentato una candidatura (che mi risulti). Così come non ha mai presentato progetti per il servizio civile nazionale retribuito! Anche questo, previsto da una legge del 2001!!! Vedasi gli altri comuni di provincia, e parlo di comuni con meno di 5000 abitanti! Ovviamente sono tutte candidature che non potrebbe avanzare una persona fisica, ma un Ente pubblico. Di questo si dovrebbe parlare. Di proposte da poter attuare.

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  4. Valentina Palumbo scrive:

    A giudicare dal numero di commenti arrivati in soli tre giorni, direi che la rubrica ha colto nel segno: c’è evidentemente una gran voglia di dire la propria sull’argomento. Tuttavia, basterebbe leggere l’articolo con un po’ più di attenzione e, soprattutto senza pregiudizi di sorta, per capire che l’intento della rubrica non è assolutamente quello di fomentare uno scontro tra generazioni.
    La rubrica oltre ad avere uno spirito assolutamente “pacifico”, ha il solo scopo di raccontare una generazione diversa, o che almeno prova ad essere diversa.
    E’ il tentativo di dare speranza ad una città intorpidita, che stenta a ripartire.
    Vogliamo raccontare la possibilità di un futuro possibile e diverso.
    Migliore per tutti, giovani, adulti e anziani. Perché solo uniti si può.

    Probabilmente, per alcuni tale rubrica sembrerà inutile.
    E probabilmente sarà anche così.
    Non sarà di certo questa rubrica a cambierà Manduria o, addirittura il mondo.
    Nessuno ha tale assurda pretesa.
    Ma spero, davvero, che siano i giovani che racconteremo a farlo!

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  5. maria,g scrive:

    @ Giuseppe perretti.
    Fantastico.

    @ Lucia J. IAIA.
    “…il nostro diritto ad immagginare una vita “meno precaria”.”
    “Gli “anziani” che fanno tanto rumore.”
    …………………………………………………
    Complimenti sig. Lucia per il suo modo di esprimersi, io al confronto sono unaanalfabeta.
    Io come tanti “anziani” che facciamo rumore non ho avuto la fortuna di andare a scuola, non mi sono neanche immagginata una vita “meno precaria”, non c`era il “meno” e neanche il “diritto di immagginare” .
    Srivete quanto sia difficile oggi il mondo del lavoro, avete ragione, ma solo perche`ieri voi non c`eravate, eravono noi ad andare al Nord, all`estero, proprio quelli che oggi fanno “rumore”.
    Ma nonostante io e tanti come me non hanno mai avuto un titolo da DOTT. la nostra voglia di fare e`stata determinante e vincente.
    La prima grande regola nella vita e`l`umilta`, onesta`, lealta`. Contare sulle proprie forse per raggiungere i propri obiettivi.
    Permettetemi una frase ARBEIT MACHT FREIE / IL LAVORO RENDE LIBERI,frase tristemente celebre ma sempre vera. Anche da precari.
    Auguri a tutti.

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  6. pasquino scrive:

    Sintetico ma eccellente rappresentazione dell’asse genitori-figli nella società italiana:
    http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_31/perche-proteggiamo-troppo-i-nostri-figli-antonio-polito_33a6b648-4be9-11e1-8f5b-8c8dfe2e8330.shtml

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  7. nino scrive:

    @pasquino: Ho 61 anni, 30 trascorsi in Germania, da 23 anni in Italia, una figlia di 24, conosco bene le due realtà, ma quando leggo certi interventi mi sento male, molto male (forse perché io sono rimasto giovane dentro?)

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  8. nino scrive:

    @maria,g:
    Non sempre il lavoro rende liberi, penso che qui sbagli. Lasciami passare questa: ARBEIT DER ARBEIT WILLEN OHNE RECHTE KNECHTET/il lavoro solo per essere occupati senza diritti ti toglie la dignità (il precario ne sa qualcosa)

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  9. maria,g scrive:

    @ nino
    io mi sono fermata a Il LAVORO RENDE LIBERI, pensando a tanti, troppi che sono ogni giorno, tutti i giorni, molti anni dei precari.
    So che molte mie considerazioni non sono apprezzate, ho la cattiva abitudine di “guardare” non solo chi sta meglio di me, ma anche quelli che stanno peggio.

    “..il nostro diritto ad immagginare una vita “meno precaria”…”
    Tutti hanno il diritto di sognare anche gli “anziani” che fanno rumore.

    Ps.Tu conosci una realta`tedesca lontana anni luce, oggi il posto fisso non esiste, precariato, contratti rinnovati(se sei fortunato) o annullati dopo 6 o 12 mesi.
    I lavori “umili” prima occupati SOLO da stranieri adesso vengono occupati dai tedeschi con titoli di studio importanti.
    E`questa una realta`non solo Italiana ma anche oltre il confine.

    Rinnovo gli auguri a tutti i ragazzi di buona volonta`.
    Cordiali saluti.

    RispondiRispondi
  10. pasquino scrive:

    @nino: Se l’atteggiamento dei genitori è protettivo e paternalista, l’articolo di Diamanti è inutilmente demagogico e populista (o meglio, tipicamente demagogico e populista, considerato l’orientamento del quotidiano ospitante).
    Dati confusi e confusionari che danno luogo a ipotesi più che a certezze, tendenza giustificazionista (è colpa dello Stato, della società) e deresponsabilizzazione dei giovani sono pericolosi quanto l’iperprotettività.
    Certo, è colpa nostra, lo dice Polito nel suo articolo, ma il problema è che quando il bisogno non è impellente e la “mangiatoia” è bassa, la coscienza, l’ingegno e la determinazione si intorpidiscono.
    In Italia ogni anno ci sono centinaia di aziende che cercano figure professionali e non le trovano. Le ragioni del mismatch come si dice in gergo, del mancato incontro tra domanda e offerta, sono indubbiamente radicate nel tipo di società e nella sua involuzione, e le giovani leve ne sono l’espressione. Ma se, come afferma Diamanti, i giovani sono così per colpa nostra, allora abbandoniamo il luogo comune che li vuole come la parte più attiva ed energica, come la speranza di una società. Se noi li abbiamo spenti, loro non fanno granché per riaccendersi. Eccezioni a parte, ovviamente.
    Provate a chiedere quanti di loro hanno mai navigato in questa banca dati: http://excelsior.unioncamere.net/

    RispondiRispondi
  11. nino scrive:

    @pasquino:

    chissà come avrà sofferto il povero Polito dover lavorare (“mangiatoia alta”) come vicedirettore e contribuire per lunghi 14 anni (dal 1988 al 2002) alla crescita di quel quotidiano “tipicamente demagogico e populista”! Menomale che poi dopo ulteriori sofferenze (“mangiatoia ancora più alta”) per esser stato eletto al Parlamento con quel bel Programma di Governo di ben 280 pagine, per sua ammissione impossibile da applicare, approdando al Corriere, (“mangiatoia alta? bassa? ..ecchissenefrega”) si è finalmente potuto liberare di questa, appunto, sofferenza.

    Per me i dati di Diamanti non sono ne confusi ne confusionari, al contrario… dimostrano una profonda conoscenza della materia e le sue conclusioni un pizzico di umanità che farebbe bene a chiunque.
    Le aziende che ogni anno cercano e non trovano figure professionali si dovrebbero mettere d’accordo con se stessi. Le figure professionali non crescono sugli alberi, te li devi formare. Quando io nel lontano 1967 iniziai il tirocinio presso una grande azienda elettrotecnica mi fecero fare l’esame di idoneità, mi diedero un contratto di formazione renumerato (pochi soldi, ma sufficienti per poter pagare l’abbonamento del treno) e una formazione con i fiocchi triennale con l’obbligo di imparare il mestiere, guidato da MAESTRI, sostenendo periodicamente esami in azienda ed istituto scolastico. Li, avrai capito che si tratta della Germania, se li formano. Ogni anno organizzano cosiddetti “AZUBI-Boersen”(Borsa degli tirocinanti) dove le aziende incontrano i giovani assolventi di scuola. Sembra che Monti voglia iniziare qualcosa simile (siamo in ritardo di 40 anni)
    La banca dati della unioncamere (questa si confusa e confusionaria) con il suo link a clicklavoro (ben nascosto caso mai si scoprisse) non serve al singolo in cerca di occupazione, serve al massimo a Polito per scrivere i suoi editoriali. Serve invece una cosa simile all’Arbeitsamt ovvero un ufficio di collocamento degno del suo nome

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