MANDURIA – Uno spettacolo che coinvolge con semplicità e fa sentire l’appartenenza alla storia del luogo in cui si è nati e si vive. Voler ribadire le proprie origini ricordando, con la morte di Archidamo, anche ciò che ci ha diviso dagli altri popoli, i tarantini e i loro alleati spartani, e poi i romani e poi tutti quelli che verranno nei secoli successivi. Non è una full immersion nell’orgoglio Messapico, ma il voler ribadire che il sentire collettivo di un popolo è fatto anche di lotte, di speranze, di gesti quotidiani, di voglia di stare insieme e di auto organizzazione, perchè solo così si scrive la propria storia.
Racconti che si perdono nella leggenda ma che hanno permesso a decine di generazioni di manduriani nei secoli successivi di trovare ispirazione per ricostruire Manduria più di una volta e permettere infine di avere il riconoscimento di città. La nostra comunità ha da allora, anche lottando contro i greci e la loro straordinaria cultura , ribadito la sua civitas, ossia sentire la condizione di cittadinanza di una nazione, che allora era la polis e nei secoli è diventato un intero Stato.
Probabilmente queste mie riflessioni potranno sembrare tirate per i capelli, ma sicuramente lo spettacolo che è stato presentato venerdi sera al parco archeologico di Manduria dall’ Associazione Salentina con la collaborazione di qualche decina di altre associazioni, non è stata solo scenografia, non è stato solo racconto di un mito, non è stato solo teatro all’aperto. Oltre a riconoscere agli autori una notevole capacità organizzativa, coinvolgimento e partecipazione di oltre cento persone e di approfondita ricerca degli usi e dei costumi messapici, bisognerebbe che qualcuno riconoscesse anche l’alto valore civile e sociale nell’aver dato vita a questo spettacolo.
C’è da dire che non ci sono stati professionisti della cultura e dello spettacolo tra gli organizzatori ma semplicemente persone che hanno sacrificato il loro tempo libero a studiare, a scrivere i testi, ha ricercare e a cucire le stoffe per i vestiti, a riprodurre le armi, i carri e gli ambienti di quell’epoca.
Chi amministra il nostro Comune, la nostra Provincia e la nostra Regione dovrebbe stare più attento a queste manifestazioni e dovrebbe incentivare la loro crescita, sapendo che in esse vi è un grande contenuto valoriale.
La rappresentazione delle epopee e dei miti dovrebbe interessare i vertici delle cultura locale e regionale e invece pare che certe manifestazioni siano considerate popolaresche e poco consone all’ufficialità degli archeologi, degli storici e dei letterati. Sarebbe interessante ricostruire una grande rappresentazione della storia messapica anche con il coinvolgimento delle altre città che hanno avuto origine da quel popolo.
Intanto grazie agli autori e organizzatori per ciò che i manduriani hanno potuto vedere e vivere, anche commuovendosi, nel loro parco archeologico venerdi sera.
Salvatore Piccinni








Non ho potuto assistere all’evento, ma che c’è stato è rimasto davvero entusiasmato.
Un ringraziamento a chi ha permesso tutto ciò.
Si d’accordo, bella manifestazione. Ma le lenzuola e le bandiere da lungo il corso, visto che tutto é finito, li vogliamo togliere!!??
E’ da condividere l’amara riflessione, di Salvatore Piccinni, sul mancato raccordo tra voglia di fare di semplici cittadini e parte dell’amministrazione.
Come già ho avuto modo di dire, in una nota di qualche settimana fa, occasioni come il Corteo storico devono servire a ritrovarsi come comunità ed essere l’avvenimento principale su cui pianificare la stagione estiva – concreta opportunità di rilancio turistico – programmandoci intorno altri eventi di richiamo.
A Manduria vi è stata una lunga stagione di “Presepi Viventi” ed è passata: per altre realtà invece è stato un’occasione di rilancio turistico.
Vi è e stata anche una lunga stagione di “Passione Vivente” e pure questa è stata abbandonata: altri comuni invece questa manifestazione l’hanno saputa sfruttare.
Non permettiamo che passi anche la stagione dei Cortei storici, visto che altre realtà stanno puntando molto su tali peculiarità del territorio.
Ribadisco l’appello a tutti coloro che hanno modo di influire “culturalmente” a farsi carico della sopravvivenza e dello sviluppo di un evento unico.