I RADICAL CHIC

Ogni volta che uno utilizza strafalcioni grammaticali si evoca sempre l’alibi dei radical chic, come se la mia ignoranza grammaticale fosse colpa di altri.
Io penso che sapersi esprimere o scrivere con un minimo di rispetto delle regole grammaticali non sia opera da radical chic, sempre che di questo termine se ne comprenda il significato, penso che appartenga ad un’idea del benessere personale che per alcuni si realizza indossando abiti firmati, per altri si materializza attraverso l’ostentazione di un tenore di vita più alto delle proprie possibilità, apprezzare la propria lingua, sia essa l’italiano o il dialetto, per me è benessere, questo non vuol dire che chi si sforza di non essere sgrammaticato non possa incappare in errori grossolani, per una lingua difficile come l’italiano si è difficilmente esenti da questo rischio.
So già quali sono le obiezioni a questo ragionamento, ormai la casistica è abbastanza definita in tal senso.
Ci sarà chi dice che a saper parlare correttamente la propria lingua corrisponde a saper fottere bene e poi c’è la madre di tutte le obiezioni: preferisco uno che non parla correttamente ad un disonesto.
È come se in un ristorante io chiedessi un’alternativa al risotto allo zafferano e mi proponessero un risotto con feci di cavallo stagionate.
Ci sarebbe da scrivere tanto su quanto le generazioni passate abbiano combattuto per affrancarsi da questo problema ma non basta un post, ma di una cosa sono certo: sapersi esprimere, in italiano o in dialetto, appartiene al popolo, vantarsi di non saperlo fare accusando altri di essere schizzinosi radical chic appartiene al “popolino”.

Enzo Marenaci

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