Calcio locale, se son fiori, fioriranno

C

on grande obbiettività dobbiamo constatare che il football nostrano, almeno negli ultimi anni, è stato sempre più spinto ai margini del calcio che conta, con logiche ripercussioni sia sociali, sia culturali.

Anche nello sport, come per l’intera realtà manduriana, la cosiddetta politica ha enorme responsabilità essendo stata sorda, impreparata ed arrogante a qualsiasi segnale di aiuto e di collaborazione.

Infatti la società è retta da pochi, isolati e impavidi dirigenti; lo stadio, ai limiti dell’agibilità, è accessibile a pochi intimi, con tutte le negative conseguenze facilmente intuibili.

I cosiddetti politici, appaiono, si avvicinano e si dileguano a secondo gli interessi personali o di gruppo; un tifo sempre più demotivato e domenicalmente esiguo, insomma, per essere elementari, peggio non poteva andare.

Non a caso, nel campionato appena conclusosi, la squadra ha rimediato un’umiliante retrocessione, malgrado gli sforzi ed i sacrifici dei pochi e volenterosi dirigenti.

A fronte di questo negativo scenario, pare che qualcosa si stia muovendo, i bene informati parlano di un competente gruppo locale che, senza clamore e senza deleterio esibizionismo, abbia dato inizio ad una serie di riunioni ed incontri per gettare le basi di un serio programma.

Si parla, almeno questo è trapelato, di un rivoluzionario e inedito programma a lunga scadenza, che dovrebbe creare le basi per qualcosa di solido e di sicuro affidamento.

E non potrebbe essere diversamente, dato che si accenna ad una proficua attenzione per l’intero ambito delle Giovanili, chiamando gente che, con umiltà e con grande onestà professionale, possa lavora per formare, contemporaneamente, uomini prima e atleti dopo.

Ci è stato riferito, e noi non possiamo che condividere in toto, dato che viene contemplato nel programma, di uno stretto rapporto, sociale e culturale, con le famiglie, con la scuola, con l’intera cittadinanza e con tutto quanto possa migliorare la nostra, oramai, degradata società manduriana.

Indipendentemente dalla bontà e dalla fattibilità del programma, sicuramente non sarà facile mettere in pratica qualcosa di nuovo e di serio, non solo per la “questione” stadio ma, soprattutto, perché negli ultimi anni nel calcio manduriano si sono succeduti una serie di personaggi che sono andati in tutt’altra direzione.

Sarebbe bello, però, se a Manduria la riscossa morale, culturale, e non solo sportiva,  partisse  proprio con il calcio.

Ad ogni modo, e in conclusione, ci auguriamo che i futuri dirigenti abbiano la forza morale, l’indipendenza politica e la costanza agonistica per seminare qualcosa di serio e di duraturo, senza subire condizionamenti o pressione di qualsiasi tipo e genere.

Un gruppo di tifosi biancoverdi

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