Bilancio approvato con riserva e i revisori bacchettano la giunta

Schermata-2014-10-20-alle-10.35.37-e1413794201885MANDURIA – Con 15 voti a favore, tre contrari (Maria Grazia Cascarano e Amleto Della Rocca del Pd e l’indipendente Arcangelo Durante) e un astenuto (Marco Barbieri, indipendente), il Consiglio comunale di Manduria ha approvato ieri il bilancio di previsione 2014 ed altri sette punti all’ordine del giorno. Avevano abbandonato l’aula Enzo Andrisano e Mimmo Maggi di «Proposta per Manduria» e il forzista Luigi Morgante mentre i due della lista Schittulli non si sono presentati come anche Enzo Pisconti di «Noi Centro Ferrarese». Lo strumento finanziario, relativamente all’individuazione in aumento della tassa sui rifiuti (Tari), è stato approvato con delle criticità rilevate dal Collegio dei revisori dei conti che ha espresso parere favorevole condizionato. Ma il vero colpo di scena che ha fatto impallidire la giunta, assessore alle Finanze e sindaco in testa, c’è stato quando la presidente del Collegio dei revisori, Carola De Donno, ha chiesto di intervenire. «Volevamo collaborare ma se questi sono i termini a questo punto si cambia modo», ha detto la dottoressa spiattellando cose che non hanno certo fatto fare una bella figura all’amministrazione e ai responsabili degli uffici. Cosa era successo. A provocare la reazione della presidente dei revisori era stata l’appunto di tutti i consiglieri comunali, anche della maggioranza, che lamentavano la tardiva consegna, effettuata poco prima che iniziasse il consiglio, del parere dei revisori su argomenti da portare al voto. Accortasi che i politici cercavano di scaricare il ritardo sul suo ufficio, la dottoressa De Donno ha preso il microfono spiegando l’accaduto. I documenti da esaminare, ha raccontato, sono stati consegnati in ritardo e incompleti. «Addirittura il piano triennale dei lavori pubblici lo abbiamo trovato sulla scrivania di un ufficio il 13 ottobre quando siamo venuti di persona; come facevamo in cinque giorni a fare tutto?».

A queste accuse ha risposto il responsabile dell’Ufficio Leonardo Franzoso che guardandosi con l’assessore Turco si è giustificando dicendo che gli allegati non erano partiti per un incidente di trasmissione dati.

Nell’imbarazzo generale il presidente Nicola Dimonopoli ha così concesso una pausa di mezz’ora per dare la possibilità ai consiglieri di leggersi il parere dei revisori. Alla ripresa le cose non sono andate meglio perché si è scoperto che gli stessi controllori contabili avevano bocciato il piano finanziario delle tariffe Tari sulla spazzatura perché doveva essere approvato entro il 30 settembre. Per questo il parere è stato dato condizionato ad una norma del governo centrale «tesa a prorogare i termini disposti per l’approvazione del bilancio di previsione 2014 che sanerebbe l’ipotesi di tardività sopra approfondita». La giunta e la maggioranza, fidandosi ancora una volta dell’assessore alle Finanze e del responsabile Franzoso, ha disconosciuto il parere dei revisori dei Conti approvando l’atto deliberativo in questione. Corriamo ora il rischio, hanno fatto notare i consiglieri Amleto Della Rocca (Pd) e Luigi Morgante (Fi), di una scopertura di sei milioni di euro nel bilancio qualora il parere dei revisori dovesse essere quello giusto. In tal caso, inoltre, lo scioglimento del Consiglio sarebbe automatico.

Nel corso del lungo dibattito, non sono mancate le schermate politiche. Arcangelo Durante ha fatto notare che a fronte di tanti aumenti di tasse il bilancio non prevede niente per combattere l’evasione. Il sindaco Roberto Massafra, da parte sua, che al termine della seduta si è detto soddisfatto dei risultati, appoggiando la richiesta della consigliera del suo partito, Marita Minonne, ha chiesto espressamente ai consiglieri di Proposta per Manduria, Andrisano e Maggi, di lasciare l’emiciclo riservato alla maggioranza e passare nei banchi dell’opposizione assieme a Durante che, invece, è rimasto al suo posto di origine.

Superato l’ostacolo del Bilancio, il sindaco ora dovrà affrontare l’altra sponosa questione del progetto di finanza Mengoli che molti dei suoi ancora non vogliono e che hanno già chiesto un nuovo consiglio comunale monotematico.

 Nazareno Dinoi

Questo articolo è stato letto 576 volte

Redazione
About Redazione 22403 Articoli
Redazione de "La Voce di Manduria"

Commenti con Facebook

8 Comments

  1. Egregio avvocato
    cerchi di essere più realista del re. In diritto ci insegnano che un atto amministrativo è nullo tanto quando manca un elemento formale tanto quando manca un elemento sostanziale. Scelga Lei quante difformità,inesattezze,ecc,sono presenti in quell’atto approvato dal consiglio comunale. Oppure spera che il voto del consiglio possa sanare l’atto nullo???
    Chi sbaglia generalmente paga, lasciando anche la seggiola ove è seduto ( e ovviamente non mi riferisco solo a Lei o alla giunta). Spero di cuore tempi migliori…e più efficienti.

    • @maumau: Proprio perché sono realista ho evidenziato che adeguarsi pedissequamente al parere dei revisori avrebbe comportato un rimedio peggiore del male. Quanto alle nullità dell’atto credo che il richiamo a questa categoria del provvedimento amministrativo sia fuori luogo in questo caso, almeno avuto riguardo all’elencazione dell’art. 21 sepitesi legge 241/90. Peraltro ci è sempre stato insegnato che anche l’atto eventualmente illegittimo spiega i suoi effetti finché non viene annullato. Quanto al resto paghiamo la schizofrenia del legislatore e l’inefficienza della macchina amministrativa, fermo restando che questo non ci esime dalla responsabilità politica. Se da questo conseguano inevitabilmente le dimissioni mi chiedo che pensa di un Governo che intende rilanciare la crescita con miliardi di deficit quando poi, ai Comuni, impone il pareggio di bilancio.

      • @avv. Gianluigi De Donno:
        Avvocato quell’atto è nullo ab origine. Il bilancio di previsione comprendeva una delibera sulla Tari approvata successivamente al 30/9 come tale “mai nata” perché soggiaceva a un termine perentorio, di conseguenza la delibera nulla trascina con sè tutti gli atti conseguenziali come il bilancio di previsione che prevede introiti da quel tipo di tributo e per l’ammontare previsto.
        Non voglio tediarla con problemi di ragioneria pubblica o diritto amministrativo ma Le consiglio ancora di essere realista (alias sincero). Il consiglio comunale tutto, forse doveva andare a casa…..senza sedia ovviamente.

  2. Leggete la seguente sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

    Nel giudizio in esame assume il Comune di Stefanaconi che il termine del 30 novembre 2013, per deliberare le nuove misure tributarie rispetto all’anno precedente, non avrebbe natura perentoria, ma ordinatoria, sicché la delibera approvata oltre il suddetto termine sarebbe valida. La censura è infondata. La perentorietà del termine previsto dall’art. 1, comma 169, della legge n. 296 del 2006 è desumibile dal dato testuale della disposizione (“dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all’inizio dell’esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1°gennaio dell’anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno”). Il termine cui fa riferimento la citata disposizione è quello di approvazione della deliberazione del bilancio annuale di previsione degli enti locali, che per l’anno finanziario 2013 è stato fissato al 30 novembre 2013 dall’art. 8 del d.l. 31 agosto 2013, n. 102, convertito con modificazioni in l. 28 ottobre 2013, n. 124. Poiché la delibera di aumento delle aliquote è stata approvata successivamente al 30 novembre 2013 (il 2 dicembre 2013), le nuove aliquote non sono applicabili all’anno 2013. Nel caso di specie, il Prefetto ha autorizzato il Comune di Stefanaconi ad approvare il bilancio di previsione oltre il termine previsto dalla legge. Osserva la Sezione che la disposizione concernente tale autorizzazione ha natura eccezionale ed è finalizzata ad evitare le gravi conseguenze che conseguono alla mancata approvazione del bilancio da parte dell’ente locale. Il termine di 20 giorni entro il quale approvare il bilancio su impulso prefettizio non differisce i termini per l’adeguamento dell’aliquota, sicché il rispetto dello stesso consente soltanto di evitare le gravi conseguenze collegate alla sua inosservanza, quali lo scioglimento del consiglio comunale. In assenza di una specifica ulteriore disposizione di legge, tale autorizzazione non comprende il termine per l’approvazione delle aliquote e delle tariffe, che trovano compiuta ed autonoma disciplina nel citato art. 1, comma 169, l. n. 296 del 2006 che contiene, peraltro, previsioni sanzionatorie, quale l’inapplicabilità delle nuove tariffe e aliquote, ove approvate dopo il termine del 30 novembre (cfr., delibera n. 4 del 14 gennaio 2014 della Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Calabria; Cons. St., Sez. V, 17 luglio 2014, n. 3808). Per scaricare la sentenza cliccare su “Accedi al provvedimento”.

    • @Yucatan: Vale a dire: il Comune di Manduria non poteva più aumentare le aliquote e le tariffe, c’è il serio pericolo che un ricorso al Tar le invalidi. Attenti però, la cura per rimettere in piedi le finanze del Comune sarebbe peggiore del male dell’applicazione delle tariffe TARI derivanti dall’applicazione della ancorché illegittima delibera del Consiglio Comunale del 20 novembre scorso.

    • @Yucatan:
      Mi ha incuriosito il citato art.1, comma169.
      Per curiosità sono andato a vedere questa legge, perché mi è sembrato strano leggere art.1, comma 169; mi chiedevo se era uno sbaglio di scrittura.

      Ebbene ho visto che si tratta di una legge con un solo articolo e 1364 commi.

      Più passa il tempo e, anche se il Cavaliere disse per primo: “snelliremo e faremo capire meglio leggi e pubblica amministrazione”, ho notato che non se ne capisce proprio niente.

      E’ chiaro poi che tutti sguazzano e interpretano a modo loro.

      Ora la domanda semplice semplice che voglio fare è questa: se questa legge di un solo articolo (bontà loro), al comma 169 dice che gli enti locali deliberano le tariffe ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali (data che è fissata in un’altra legge) perché si è usciti fuori legge?

      E perché bisogna fare ricorso al Tar con spese di avvocati ed altro per una palese violazione di legge, quando invece con il semplice invio al famoso organo di controllo (Coreco), come avveniva una volta, in quattro e quattr’otto sarebbe stato tutto chiarito?

      Qualcuno me lo sa dire?

      • @Carlo.: Preciso che volevo dire “20 ottobre” cioè ieri e ho scritto 20 novembre. Il Coreco non esiste più e molti lo rimpiangono, come ben sa. Il Consiglio Comunale ieri si è presa una bella responsabilità perché non ha adottato i provvedimenti conseguenti alla censura dei revisori né mi pare che i revisori abbiano però indicato gli adempimenti da intraprendere in virtù della predetta censura. Che dire: un pasticcio senza fine.

        • @Yucatan: Proprio vero, adottare la delibera Tari era ineludibile per mantenere gli equilibri di bilancio. Se il consiglio avesse mantenuto le tariffe Tarsu, altro genere di tassa, vi sarebbe stato un bilancio non in pareggio, con buona pace di patto di stabilità e quant’altro. Peraltro la politica si è presa la responsabilità della deliberazione così come prevede l’art. 239 TUEL che riconosce al parere dei revisori natura obbligatoria ma non vincolante.

I commenti sono bloccati.