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La grande scommessa vinta da Adam McKay

123E’ il 2005 e il mercato immobiliare statunitense non è mai stato più sicuro e produttivo. Ed è per questo motivo che quando Michael Burry, un eccentrico manager di un hedge fund, si presenta in diverse banche per scommettere contro di esso, tutti accettano ben volentieri, considerando il suo un investimento suicida.
In realtà Burry ha visto ciò che nessun altro riesce a vedere. I mutui subprime, su cui si basa il mercato americano, sono decisamente instabili e la crisi lavorativa, associata al vertiginoso aumento del tasso variabile, avrebbe fatto presto crollare il castello di carta su cui l’economia nazionale si poggia.
A condividere questa prospettiva apocalittica è un gruppo di speculatori visionari, formato dall’investitore Jared Vennett che chiede l’aiuto dell’arrogante Mark Baum e dei suoi assistenti per investire ingenti somme di denaro, e da due giovani aspiranti manager con un patrimonio che non supera i 100 mila dollari.

Le storie dei protagonisti si muovono su tre filoni narrativi diversi, raccontando gli anni che precedettero la crisi e quelli immediatamente successivi, soffermandosi a più riprese sui motivi che portarono al disastroso crollo.

La grande scommessa (basato sul libro di Michael Lewis The Big Short – Il grande scoperto, a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti) è di per sé un’opera visionaria ed eccentrica, proprio come lo sono i suoi protagonisti. Lo stile scelto da Adam McKay per raccontare il fallimento economico e politico della più grande potenza al mondo è fresco e divertente. Dietro l’apparente leggerezza si nasconde però una forte critica al sistema americano, opportunamente velata da una pungente ironia e una provocatoria comicità.

Il linguaggio utilizzato ricorda molto quello del documentarista premio Oscar Michael Moore e del suo Capitalism: A Love Story, in cui il regista si concentra sulla crisi finanziaria del 2006 e punta il dito sul sistema capitalistico.

Ne La grande scommessa si ha sin dall’inizio la rottura della terza parete, il che permette al protagonista e voce narrante jared Vennett (interpretato da Ryan Gosling) di rivolgersi direttamente al pubblico, per spiegare il significato di termini particolarmente tecnici o passaggi non sufficientemente chiari.
Nella pellicola di McKay tutto richiama la grandezza del titolo. Il tema è scottante ed estremamente attuale, i set sono sfarzosi e il cast è semplicemente eccezionale. Accanto al già citato Gosling, che qui dà grande prova di sé, troviamo il sempre accattivante Steve Carell e l’instancabile Brad Pitt, che a dicembre abbiamo ammirato in By the Sea. Ma sopra ogni altra emerge l’intensa, accattivante, tenera e divertente interpretazione di Christian Bale, un attore tanto camaleontico da risultare perfettamente credibile in ogni sua performance.
Per calarsi appieno nella parte, l’attore inglese ha trascorso molto tempo con il vero Michael Burry. A tal proposito ha dichiarato “Nove ore consecutive di conversazione intensa. Sono commosso ed emozionato per avere avuto l’onore di entrare in qualche modo nella sua incredibile psiche. Quell’uomo ha un cervello che poche persone hanno. Lui è stato l’unico ad essere in grado di capire cosa esattamente stava succedendo, e con vari anni d’anticipo. Aveva capito chiaramente che avrebbe fatto un sacco di soldi puntando sulla caduta libera dell’economia mondiale e questo era qualcosa che non gli piaceva per niente“.

Bale ha inoltre dovuto imparare a suonare la batteria in due settimane: “E’ stato un corso intensivo. Ho imparato a suonare By Demons Be Driven dei Pantera. Burry ha un cervello che va a una tale velocità a che il genere death metal lo rilassa“.
L’enorme professionalità del famoso Batman ha però subito dato i suoi frutti. Per questo ruolo, infatti, l’attore ha ricevuto candidature per i più importati premi cinematografici e, si spera, possa arrivare anche una nomination agli Oscar 2016.

Per concludere, La grande scommessa è un film decisamente entusiasmante, una pellicola che denuncia gli errori che portarono al più grande crollo dopo quello del ’29 e punta il dito contro le speculazioni finanziarie di cui i piccoli risparmiatori sono ancora oggi vittime inconsapevoli.

Voto finale 8 ½ su 10

Sabrina Lanzillotti

s.lanzillotti@lavocedimanduria.it

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Pubblicato da Sabrina Lanzillotti, domenica 10 gennaio 2016 alle 09:09
Sabrina Lanzillotti

Sabrina Lanzillotti

s.lanzillotti@lavocedimanduria.it – Studia giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari. Per la Voce di Manduria cura le rubriche cinematografiche “La Voce in sala” e "Indovina il film e vinci il cinema".

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