Un sindaco-podestà che ho voluto salvare

Nicola Dimonopoli
Nicola Dimonopoli

Dopo la famosa notte insonne, spero tanto che il buon sindaco Massafra abbia finalmente riposato. Sì, ho fatto da capro espiatorio, ma con le mie dimissioni il suo onore è salvo e anche la sua poltrona. Spero anche che la notte gli abbia anche portato consiglio e abbia riflettuto: cosa c’entrava il presidente del consiglio con la richiesta di azzeramento della giunta? Vedi, caro Roberto, io forse ho sbagliato alcune cose, ma tu hai sbagliato molto di più atteggiandoti non a sindaco, ma a podestà con la tua voglia di regnare da solo e di decidere da solo, non accettando consigli e fidandoti solo di alcune persone. Mi hai accusato di non essere stato super partes: ma hai dimenticato che mi sono fatto sfiduciare e denunciare per essere “di parte” della tua maggioranza?  Quando mi sono astenuto non hai perso tempo a sparlare sul mio conto come solo tu sai fare. Quando ho chiuso il consiglio per mancanza di numero legale hai fatto lo stesso: hai riacceso il tuo giocattolo e hai cominciato a inveire contro il sottoscritto, invece di meditare sul perchè della crisi politica, sul perchè 13 persone ti chiedevano di azzerare la giunta: e nonostante ciò io ancora spendevo qualche parola per te! E mi onoro anche di non essere come te. Come ti ho detto in consiglio, più volte hai cercato di vendermi o di barattarmi pur di rimanere a galla; mi hai chiesto di fare i nomi, ma li sai benissimo. Questa è la politica, dici tu. No, questa è la tua politica. Facile scaricare su altri le proprie colpe. A sorpresa ieri sera ho preso la decisione, da solo, responsabilmente, ancora una volta per farti tornare il sorriso e permetterti di continuare a giocare, non per te, ma per il bene della città che amo e che non merita un ennesimo commissariamento. Se io fossi stato attaccato alla poltrona, non l’avresti mai avuta vinta: potevi anche metterti in croce, ma io sarei rimasto al mio posto, perchè il presidente del consiglio, eletto da una maggioranza qualificata e da tale maggioranza (16 persone) andava sfiduciato, ma solo dopo la risoluzione della tua crisi quindi dopo almeno 3 mesi. Domanda: se io non mi fossi dimesso, tu cosa avresti fatto? Non credo che avresti rassegnato le tue, di dimissioni. Ai posteri l’ardua sentenza!

Nicola Dimonopoli, ex presidente del Consiglio

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1 Comment

  1. Il fatto che il Presidente del Consiglio Comunale di Manduria racconti tutte queste “disavventure” la dice lunga sulla legge che regola le elezioni negli enti locali. La più bella invenzione di questa legge è l’aver creato un’altra figura che prima non esisteva, un presidente di Consiglio Comunale.

    Quindi abbiamo un sindaco eletto dal popolo che non conta niente e un presidente di consiglio comunale che avrebbe (si fa per dire) potere di vita e di morte su tutto. Ed ecco che nascono i conflitti politici fra queste due figure, ed il presidente del consiglio comunale di Manduria ammette di essere anche stato di “parte”.

    Se a tutto questo aggiungiamo che manca un organo, come una volta, che esamini la legittimità degli atti deliberati, assistiamo di continuo al valzer della politica che vuol fare e decidere tutto liberamente e senza ostacoli, gestendo e maneggiando i soldi dei cittadini e non i propri.

    Praticamente abbiamo i sindaci eletti dal popolo che di fatto contano di meno di quando venivano eletti dal Consiglio Comunale; maggioranze che nascono e muoiono continuamente senza attenersi alla volontà del popolo sovrano; chiamiamolo sovrano il popolo, anche se non conta un fico secco.

    Praticamente in questo vortice non si salvano nemmeno i buoni, ove esistessero.

    Caro Presidente, purtroppo non leggo nessun commento favorevole a quanto lei scrive, né s’illudano gli altri attori della commedia, perché come si affacciano dalla finestra ricevono lo stesso trattamento.

    Comunque, Auguri di Buon Anno.

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