Moschea si, moschea no: riflessioni sui metodi
Le riflessioni dell’imprenditore Gregory Perrucci e del dirigente del Pd, Francesco Parisi, entrambe riportate dal nostro giornale sulla scelta istituzionale della realizzazione a Manduria di un centro di aggregazione sociale con moschea per extracomunitari regolari, utilizzando un bene confiscato alla mafia, mi hanno reso la possibilità di riconoscere fra i miei concittadini gente capace di progettualità. Ciò dimostra finalmente che non sto percorrendo un terreno apatico tortuoso ed immodificabile come generalmente mi si dice. Il punto è che la realizzazione a Manduria di questo centro sociale per extracomunitari non implica una valutazione estrema del bene o del male (di essere cittadini tolleranti od intolleranti) ma una valutazione razionale dell’utilità od inutulità in relazione alle necessità prioritarie della comunità manduriana che si coglie attraverso stimoli che sono forniti dai soggetti locali che sono i “reali” conoscitori del territorio. L’atteggiamento corrente purtroppo delle istituzioni ma anche delle persone è spesso chiuso in uno schema di ascolto passivo, del tipo “Visto che non posso risolvere i problemi, li ignoro” e accade che si affrontano le situazioni problematiche standosene chiusi negli uffici, occupandosi delle “pratiche”, dei dati sui pezzi di carta. Ma ignorando i problemi, ignori le persone. Se si decide di realizzare un qualsiasi progetto sociale e si spera che questo venga ben compreso dalla cittadinanza occorre una conoscenza capillare del territorio ed esistono metodologie per farlo che non hanno lo scopo di sottrarre competenze e responsabilità a chi di dovere , ma di migliorare la qualità delle informazioni e rendere la gestione del territorio molto più flessibile ed efficace, portando ad un livello più alto e qualificato le competenze di “tutti”. Questa distinzione segna la differenza fra un modo di operare basato sui ruoli (il sindaco, l’urbanista, i comitati di quartieri) e un modo di operare basato sugli incontri “fra persone”. Tutto questo rientra in metodologie molto semplici come “l’outreach” e cioè “andare a consultare le persone o gruppi di interesse locale per ascoltare i loro suggerimenti” avvalendosi di strumenti utili quali questionari o interviste colloquiali. Si tratta spesso di conversazioni informali, non necessariamente capaci di rigorose analisi scientifiche e che spesso forniscono un livello di verità e di comprensione che può mancare nelle consultazioni ufficiali. Gli incontri di outreach si possono tenere ovunque con l’aiuto di mediatori preparati il cui compito è un po’ come quello dell’investigatore quindi non richiede una disciplina scientifica ma doti di umanità e maturità. L’outreach semplifica l’accesso dei soggetti verso l’istituzione. Non è il cittadino che si muove verso lo sportello ma lo sportello che si muove verso il cittadino.
Loredana Ingrosso – Sociologa








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Art.8 della Costituzione
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
E’ UN LORO DIRITTO, DOBBIAMO DISCUTERE PURE DI QUESTE COSE??
Per chi non lo sapesse è l’ 8′ art. della Costituzione.
la discussione non è sulla Moschea, se hai letto il contenuto dell’articolo e invece come mi pare forse hai letto solo il titolo. Io condivido appunto il contenuto perchè dobbiamo solo valutare se a Manduria è prioritaria una Moschea o tante altre necessità.
Se si parla molto si dice sempre qualcosa che sarebbe stato meglio tacere.
@Carlo: E rosso di sera bel tempo si spera no?