Partì con la valigia di cartone, tanti sogni in testa, tanto livore per quelli che restavano. Lui voleva diventare ricco, ma quando ci diventava con quella miseria di salario? Inoltre chi gli dava la sicurezza di trovare sempre da lavorare? Ma a Milano ebbe una sorpresa. Su un cartello, fuori da un condominio, c’era scritto: non si affitta ai terroni. Si dovette accontentare di andare a vivere in un vecchio palazzo in cui c’era un bagno solo per ogni piano. Questi non lo mandavano nemmeno a cagare! Quando la Lega mosse i primi passi lui ci si iscrisse. Sapeva che erano contro la sua gente, ma era stato costretto a lasciare il suo paese? Chi rimaneva doveva pagarla cara. Cercava il sole e il mare di Manduria ma non c’era tra i grattacieli. Poi divenne vecchio e i milanesi gli rampognavano di essere un terrone che si prendeva una pensione con i soldi del nord. Erano impazziti questi? Lui aveva quaranta anni di contributi: non rubava nulla a nessuno. Povero fesso! Pensava che scordassero le sue origini e lui aveva dato forza ai suoi nemici.
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Terrone
di Mimmo Olivieri






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