Il Pd pugliese approva l’autocandidatura di Vendola premier
BARI — «Né imbarazzo, né distanza, né disattenzione» per l’autocandidatura a premier di Nichi Vendola. Che può essere «un’opportunità per il centrosinistra», a condizione che il governatore non rinunci alla «buona azione amministrativa». Il segretario del Pd pugliese, Sergio Blasi, sdogana l’iniziativa di Vendola. La giudica positiva (e così la priva dell’elemento del conflitto: il Pd non alza le barricate anche per evitare che nel contrasto sia Vendola a rafforzarsi). Le primarie? Benvenute sempre, «anzi in Puglia le vogliamo adoperare anche per individuare i candidati al Parlamento».
Segretario,co me valuta l’iniziativa di Vendola?
«Sono convinto, come Nichi, che sia sempre più profonda la disattenzione verso la politica. E che dunque occorra rifondarla per arrivare alla rigenerazione morale, culturale e civile del Paese. Vendola può dare un contributo in questa direzione. Dunque, la sua candidatura non solo è legittima, ma degna di ogni considerazione. Ad un patto, però». Quale? «Che essa si innesti su un governo di qualità, qui in Puglia. Le due questioni sono intimamente legate: tanto più credibile risulterà l’iniziativa di Vendola, quanto più essa sarà legata allo sforzo di far compiere un salto di qualità alla nostra regione».
C’è chi si dice preoccupato che la decisione di Vendola possa indebolire l’azione della giunta. Lei no?
«Vorrei usare le parole di Vendola quando cita don Tonino Bello. Gli uomini sono degli angeli con una sola ala: volano solo se sono abbracciati. Occorre tenere abbracciate le due questioni: la qualità del governo e l’aspirazione politica volano se stanno abbracciate».
Gianluigi Pellegrino scrive che il voto a Vendola non è stato un giudizio sull’azione amministrativa (non priva di errori). Piuttosto sulle opzioni politiche.
«Insisto: le opzioni politiche diventano più forti se accompagnate dal tema del governo. Per stare alla metafora: guai a spiccare il volo con un’ala sola».
Le opzioni politiche in secondo piano?
«Non sono indifferente al tema. Penso, per esempio, che il Pd debba diventare una comunità e non un assemblaggio di cordate in funzione elettorale. Deve farlo, se intende essere un autentico partito riformista e diventare strumento di equilibrio in una società di diseguali, e non limitarsi a svolgere solo una modesta azione compromissoria. Aggiungo un altro concetto». Prego. «Vedremo se e come le pri-
marie contribuiranno ad individuare il leader del centrosinistra. Ma certo penso che in Puglia dovranno essere le primarie a rimediare a quella legge elettorale di stampo sudamericano che lascia la nomina dei parlamentari nelle mani di un’oligarchia».
Sta dicendo che dovranno essere le primarie a designare i candidati da schierare?
«Esatto. Il Pd deve riconsegnare al proprio popolo la scelta dei candidati. Anche da qui comincia la rigenerazione democratica del partito».
Perché il Pd appare disorientato e imbarazzato dall’iniziativa vendoliana, così come fu per le Regionali?
«Né imbarazzo, né distanza, né disattenzione. È indiscusso il carisma di Vendola, egli rappresenta una risorsa per ridisegnare il profilo e il vocabolario del centrosinistra. Il resto è da definirsi. I processi politici si definiscono mano a mano che
si procede».
Certo, ma ora che fare? Cosa fa il Pd della candidatura di Vendola?
«Occorre vedere come si sviluppa la discussione e il processo politico. Ribadisco: non sottovalutiamo nulla e nessuno. Vendola dice, e io sono d’accordo con lui, che occorre rifondare la politica. Avviamoci a questo, poi vedremo».
Scusi, ma questa pare una risposta elusiva.
«Ma un sì o un no a Vendola oggi rappresenterebbe un torto a Nichi e un torto al Pd. Sarebbe banale dire sostengo Tizio oppure Caio. Oggi siamo alla vigilia di un grande appuntamento. Quando arriverà faremo tutte le scelte. Per il Pd sarà una grande opportunità».
Come si concilia questo percorso in apparenza concorde con le critiche aspre che Vendola muove al Pd?
«Le sue critiche non sono infondate. Anche noi abbiamo detto basta parlare di noi stessi, mettiamoci in testa i problemi del Paese. Dichiarare oggi il proprio sostegno ad un candidato è superficiale, rispetto ad un proposito più grande: rifondare la politica e il Paese. Tanto più ad un passaggio cruciale come quello di questi mesi, con la crisi che morde, la manovra aggressiva di Tremonti e la maggioranza che si sfarina. Vendola è un seme importante, vedremo più in là i frutti che potrà dare».
Francesco Strippoli – Corriere del Mezzogiorno









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