La sinistra si interroga sulla candidatura di Vendola
BARI — Un tempo si sarebbero detti tutti vendoliani (quelli del Pd, di SeL, delle Fabbriche, della Puglia per Vendola). Quelli cioè che sostengono con fervore il governatore della Puglia. Da qualche tempo si è venuta creando un’orbita più ristretta, che il «Riformista» definisce dei nichiani: un po’ più vicini al leader. Dunque più convinti degli altri della sua decisione di candidarsi alla guida del centrosinistra e del Paese.
Il primo nichiano della storia è Nicola Fratoianni («pisano pugliesizzato», come lo definì il governatore), assessore regionale al Programma. Altri nichiani sono il capo di gabinetto Francesco Manna, l’amico di sempre Franco Giordano, l’ex deputato Gennaro Migliore. Ora la cerchia potrebbe allargarsi. Ma intanto si discute sulla candidatura, discussione libera e franca.
Per dire: tre vendoliani storici del Pd, gli assessori regionali Fabiano Amati, Guglielmo Minervini ed Elena Gentile, la pensano tra loro in modo differente. «Al posto di Vendola – dice Amati – avrei fatto lo stesso e non perché sono tra coloro che sono definiti vendoliani. Ma perché penso che lo strumento di selezione dei leader, nella politica moderna, può avvenire soltanto con le primarie. Se lo sosterrei? Per ora Nichi è l’unico candidato, non c’è dubbio che lo sostengo. Mi fa specie, al contrario, chi decide di non sostenerlo senza sapere quale potrebbe essere il candidato alternativo. Vendola è un pugliese che si accinge a combattere una battaglia nazionale e questa circostanza mi riempie di orgoglio. Ce la farà? Non lo so, ma le primarie americane, dove sono proprio i governatori a candidarsi alla presidenza della Repubblica, mi hanno insegnato che nulla è impossibile».
«La candidatura di Nichi – commenta Minervini – è una brezza che spira sulle acque del centrosinistra, le smuovono e le ossigenano. Ne abbiamo bisogno per accelerare la fine del berlusconismo. C’è, tuttavia, un dettaglio da non trascurare. Vendola farebbe bene a pronunciare parole chiare sul rapporto con la Puglia. Il suo punto di forza finora è stato il buon governo, che ha conferito alle parole la densità dei fatti. Se la candidatura di Vendola dovesse prescindere dalla Puglia, farebbe male a se stessa. E si omologherebbe a tutte quelle leadership che si sono imposte per le ragioni della politica piuttosto che del buon governo».
«È da domenica che non dormo – confessa Elena Gentile – sebbene la mia amicizia verso Nichi sia cosa risaputa. Il partito non ne ha discusso e sembra non volerlo fare». (In realtà ieri il leader del Pd pugliese, Sergio Blasi, ha posto il tema nella riunione dei segretari regionali con Bersani). «Non riesco – continua la Gentile – a decifrare il silenzio dei gruppi dirigenti, a Bari e a Roma. Certo, se si terranno le primarie, Vendola sarà in campo. Bisognerà vedere se riuscirà a raccogliere consensi nel Pd, perché senza il partito democratico la sua è un’operazione senza respiro. Pronta a sostenerlo? Come Minervini sono preoccupata della possibile ricaduta sul governo regionale. Detto questo, come in passato, deciderò con il cuore».
«Quella di Nichi – dice il nichiano Fratoianni – è una scelta di coerenza e trasparenza. Che egli fosse in campo per costruire un’alternativa al berlusconismo era arcinoto, almeno dal giorno in cui ha vinto le elezioni. Invece che farsi logorare, ha deciso di uscire allo scoperto e condizionare (comunque la si pensi) l’agenda politica». Non è solo questo. «Per costruire l’alternativa al berlusconismo – aggiunge Fratoianni – occorre che qualcuno si candidi ad essere punto di riferimento della costruzione. Si tratta di battere Berlusconi non come nel ’96 o nel 2006, quando fu l’effetto dell’aggregazione di diverse soggettività politiche, ma come conseguenza dell’affermazione di una egemonia sulla visione del Paese. Proiettandosi sulla scena nazionale, Nichi rafforza e non indebolisce il proprio legame con la Puglia: egli è stato rieletto perché capace di indicare ai pugliesi una idea di cambiamento della visione della vita e della politica». «È stata compiuta una scelta – dice l’assessora Silvia Godelli, vendoliana della prima ora – che era nei fatti. Siamo ora in una fase in cui Vendola può sedersi ad un tavolo nazionale in quanto riferimento di un’area elettorale. Peraltro introducendo una novità di metodo, quello delle primarie, che non è stata formalizzata. Può essere un elemento di rinnovamento dei partiti. Dunque, un’iniziativa non fuori e non contro le forze politiche. Non rompe l’accordo con i pugliesi, caso mai allarga il patto a tutto il Mezzogiorno di cui diventa il migliore rappresentante».
Francesco Strippoli – Corriere del Mezzogiorno








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