In gita al mare con l’obbligo di dimora, preso il boss Scarci
TARANTO — Forse un summit di mala, oppure un momento di svago in un lido nel Materano con amici, pregiudicati come lui. Per il presunto boss tarantino, Franco Scarci, entrambe le cose erano proibite. Per questo i poliziotti del commissariato di Scanzano Jonico, con i loro colleghi della squadra mobile della questura di Taranto, hanno arrestato il pluripregiudicato di 58 anni ritenuto capo dell’omonimo clan. Non poteva allontanarsi dal capoluogo ionico così i reati contestati sono quelli dell’inosservanza dell’obbligo di soggiorno nella città di residenza. Una forma alternativa al carcere (nel 2000 gli era stata inflitta una pena detentiva a 13 anni per usura), evidentemente stretta per il capoclan che ha optato per il mare.
Gli agenti lo hanno sorpreso seduto al tavolo del bar annesso al lido «Lo squalo», a Scanzano, gestito dai fratelli. Era intento a parlare con altri tre pregiudicati incurante delle prescrizioni che gli impedivano di oltrepassare i confini comunali di Taranto e di incontrare soggetti con la fedina penale sporca. Scarci è stato prelevato dai militari che lo hanno accompagnato negli uffici del commissariato prima del trasferimento nel carcere di Matera a disposizione del giudice delle indagini preliminari che dovrà confermare l’arresto dopo l’interrogatorio di garanzia. Il blitz delle forze dell’ordine che lo tenevano d’occhio è scattato dopo le tredici dell’altroieri. Per evitare una possibile fuga, una ventina di poliziotti in borghese ha circondato il locale del lido mentre un natante della polizia pattugliava il mare antistante. Quando lo hanno preso il cinquantottenne pregiudicato è sembrato sorpreso. Capendo poi che le porte del carcere stavano per riaprirsi, ha chiesto l’assistenza legale dei due avvocati Antonio Mancaniello e Mario Calzolaro del foro di Taranto che già stamattina potrebbero accompagnarlo dinanzi al gip per l’udienza di convalida.
Ritenuto dagli inquirenti come uno dei maggiori elementi attivi della criminalità organizzata sullo Jonio, Scarci è tuttora sottoposto a indagine da parte della Direzione distrettuale antimafia di Potenza per un’inchiesta su un clan che imponeva il pizzo tra gli imprenditori del metapontino. Per questo a settembre il pregiudicato tarantino dovrà comparire davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Potenza insieme ad altri otto tarantini presunti affiliati alla banda di estorsori. Secondo gli investigatori dell’antimafia potentina, la famiglia malavitosa che fa capo a Scarci avrebbe taglieggiato un grosso numero di imprenditori e commercianti imponendo loro con l’intimidazione diverse forme di pizzo, dal versamento mensile di grosse somme di danaro all’obbligo della cessione gratuita di proprietà immobiliari. Nel 2001 gli affari degli Scarci interessarono la procura della Repubblica di Bari che attraverso la Guardia di Finanza sequestrò un enorme fortuna valutata cinque milioni di euro composta da nove immobili, due autovetture di grossa cilindrata, due ditte individuali, tre società commerciali e due miliardi e 300 milioni di lire in conti bancari. Tutto riconducibile al clan e intestato a dei prestanome.
Nazareno Dinoi su Corriere del Mezzogiorno









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