Fini: Gli indagati lascino il partito

27/07/2010 - 08:36

Roma – Un mese e mezzo fa Moffa, Augello, Alfano e Ghedini avevano trovato l’accordo. Il documento, riferisce c
hi ha partecipato alle trattative, era pronto e
stava per essere firmato tra le due parti. Prevedeva un
coordinatore unico e maggiore spazio ai finiani nel partito, il
via libera al ddl sule intercettazioni uscito dal Senato con
piccole modifiche da apportare alla Camera e il ’bavaglio’ agli
incendiari che danneggiavano il Pdl. I quattro sottoposero il
documento, racconta una persona che era presente all’incontro,
a Silvio Berlusconi che prese tempo, anche per l’opposizione
degli ex An ai contenuti dell’intesa. “E cosi’ – ricorda ora la
fonte – salto’ tutto, i coordinatori presero in mano la partita
e non se ne fece piu’ nulla…”. Ora a pensare a quel giorno la
distanza tra le due posizioni sembra incolmabile. Il premier,
come riferisce una nota di palazzo Chigi, non ha commentato il
nuovo duro attacco di Fini. Con chi gli ha parlato ha voluto
solo ribadire la sua posizione: d’ora in poi niente mediazioni,
i provvedimenti vanno all’ufficio di presidenza e chi non si
allinea e’ fuori. Ragionamenti ripetuti tante volte, “si
arrivera’ ad un punto – riflette un esponente del Pdl – che ci
sara’ il ’redde rationem’”. Ora ci sara’ l’ok alla manovra e al
ddl sulle intercettazioni, poi il Cavaliere si occupera’ del
partito. A quel punto, sostengono fonti parlamentari di via
dell’Umilta’, ci dovrebbe essere un ufficio di presidenza per
sancire l’unita’ del Pdl o la rottura. Ormai i pontieri non
prevedono piu’ una soluzione pacifica al braccio di ferro
all’interno del partito. “Non possiamo fare piu’ niente”, ha
spiegato al telefono un finiano che per mesi si e’ prodigato
per un riavvicinamento. Oggi il presidente della Camera e’
stato categorico: “Le leggi non sono per i furbi. La difesa
della legalita’ deve essere una bandiera dell’azione politica
del Pdl. In certi casi, bisogna riflettere sull’inopportunita’
di mantenere incarichi politici quando si e’ indagati”. Parole
chiare, riferite non solo nei confronti di Nicola Cosentino che
ha conservato il ruolo di coordinatore campano, ma di Denis
Verdini che ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili da
presidente del Credito cooperativo fiorentino. “Se si e’
dimesso per salvaguardare la sua banca, a maggior ragione
dovrebbe fare un passo indietro per salvare il suo partito”,
dicono i finiani e anche tra i berlusconiani c’e’ qualcuno,
dietro l’anonimato, che si augura un cambio di guida nel Pdl.
Il presidente del Consiglio difende a spada tratta il
coordinatore di via dell’Umilta’ e in questi giorni ha
confermato ai suoi interlocutori che non e’ previsto alcuna
sostituzione. Ignazio La Russa e Sandro Bondi hanno chiesto
nuovamente al presidente della Camera di abbandonare il suo
ruolo istituzionale, Fabrizio Cicchitto lo ha accusato di
devastare il partito. “O Berlusconi e Fini si chiudono in una
stanza e trovano le ragioni di un nuovo patto fondativo o si va
alla rottura”, ha spiegato anche Italo Bocchino. (AGI)


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Il Punto 'G'

  • Di Giuse Alemanno
    1 settembre 2010 | 09:33

    Da un pò di tempo noto che sono sempre più numerose le persone che condividono i miei punti di vista; allora significa che stiamo VERAMENTE male.

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L'angolo di Olivieri

  • Cercare
    20 agosto 2010 | 09:02

    Lasciò il suo paese per cercare qualcosa. Non sapeva che cosa ma promise a se stesso di non tornare indietro finché i suoi sogni si fossero avverati. Gli altri facessero pure i concorsi. Ancora lo dovevano capire che i posti erano assegnati ancora prima di bandirli i concorsi? Ma lavorando al nord quanto gli mancava [...]

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