Non tutto è chiaro

I lati oscuri dell’inchiesta "Impresa"

L’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Lecce, denominata “Impresa”, che ha portato allo scioglimento per mafia del comune di Manduria, potrebbe non essersi conclusa

Locali
Manduria giovedì 17 maggio 2018
di La Redazione
Politica e mafia
Politica e mafia © La Voce

L’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Lecce, denominata “Impresa”, che ha portato allo scioglimento per mafia del comune di Manduria, potrebbe non essersi conclusa. Diversi elementi ancora “sospesi”, farebbero pensare ad un nuovo filone o quantomeno ad uno stralcio della stessa indagine affidata alla Squadra mobile della questura di Taranto. Il primo è quello raccontato dal ministro dell’Interno nella sua relazione che accompagna il decreto di scioglimento firmato dal presidente della Repubblica. Minniti, richiamando a sua volta la relazione del prefetto di Taranto, parla di una intercettazione (ambientale o telefonica) che documenterebbe una sponsorizzazione dell’ex sindaco Roberto Massafra per fare assumere un esponente della sacra corona unita da una ditta affidataria di lavori per conto del comune. Tale circostanza che Massafra ha smentito categoricamente, non è contenuta in nessun faldone di atti dell’inchiesta principale “Impresa” (quella conosciuta, almeno) facendo quindi supporre l’esistenza di un fascicolo ad essa collegato e non ancora chiuso. L’altro aspetto che fa pensare ad una continuità investigativa, anche questo suggerito da Minniti, è relativo alle edizioni 2015, 2016 e 2017 della Fiera Pessima.

Il Ministro, sempre in quella relazione, si chiede come mai quelle edizioni fieristiche siano state affidate alla stessa impresa già indagata per aver presentato falsa documentazione grazie alla quale si era già aggiudicata la campionaria del 2014. In effetti, almeno due edizioni, quella del 2015 e del 2017, sono state affidate all’impresa in questione grazie ad una estensione di gara, regolarmente aggiudicata l’anno prima, che prevedeva però un vincolo fiduciario da parte dell’amministrazione comunale che poteva non concordare la gestione del secondo anno in presenza inaffidabilità della ditta stessa. Essere indagati per fatti gravi come l’avere ingannato l’ente presentando falsi documenti nell’edizione del 2014, poteva più che bastare perché si configurasse la caduta del rapporto fiduciario tra ente pubblico e impresa. Invece, per due volte di seguito, il funzionario incaricato dalla giunta Massafra, nella fattispecie il dirigente Enzo Dinoi, comandante della polizia locale, ha valutato positivamente il rapporto con l’impresa che ha potuto così ripetere per due volte l’affare-Fiera. Come per il caso della presunta sponsorizzazione del sindaco Massafra, neanche di questa questione esiste traccia in nessuno dei numerosi faldoni dell’inchiesta principale.

Ultimo elemento, questa volta presente agli atti, è un dispositivo del sostituto procuratore distrettuale antimafia, Alessio Coccioli, in cui si fa espressa menzione ad un nuovo fascicolo. Lette le informative della Squadra mobile di Taranto, l’ultima delle quali maggio 2017, a carico di 8 indagati (nessun politico tra di loro), il pm dispone «lo stralcio delle posizioni di tutti – si legge - e quindi la formazione di un nuovo fascicolo in cui confluiranno in copia le informative della squadra mobile della questura». Qualcosa di più si saprà quando si conosceranno le relazioni dei tre commissari dell’accesso antimafia e quella del prefetto di Taranto che ha poi convinto il Consiglio dei ministri a decretare il condizionamento mafioso del comune di Manduria e quindi lo scioglimento.

Nazareno Dinoi

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