LA ricostruzione del dramma

L'acino d'uva in gola e la corsa inutile verso la salvezza, la tragedia sulla spiaggia di Lizzano

​Il prossimo 19 agosto avrebbe compiuto due anni. Mariachiara Nigro non arriverà a quella data per colpa di un acino d’uva andatole di traverso

Cronaca
Manduria giovedì 09 agosto 2018
di La Redazione
Ambulanza carabinieri
Ambulanza carabinieri © Google

Il prossimo 19 agosto avrebbe compiuto due anni. Mariachiara Nigro non arriverà a quella data per colpa di un acino d’uva andatole di traverso. Una morte assurda, insopportabile per tutti, anche per chi ha cercato, invano, di soccorrerla, preda anche lui di una crisi di pianto. Un dramma nel posto e nel contesto meno adatti per una fine simile e, in più, per una bimba: la spiaggia, il mare,l’ombrellone dei genitori, il secchiello con la paletta e il salvagente. E quel grappolo d’uva con gli acini così invitanti e grossi. Troppo grosso per ingoiarlo tutto intero e così, uno solo, che scende dalla parte sbagliata e ti soffoca. Sono stati questi gli ultimi attimi di vita di Mariachiara, poi tutto si è annebbiato senza riuscire più a respirare, senza più la forza di tossire così da poter sputare quel maledetto tappo d’uva che l’ha uccisa.

La tragedia è avvenuta ieri pomeriggio, mercoledì 8 agosto, in un tratto di spiaggia libera della marina di Lizzano. La famiglia Nigro, di Villa Castelli, provincia di Brindisi, era arrivata da poco e i due genitori erano seduti sotto l’ombra con la loro piccola. Un attimo di disattenzione quando Mariachiara ha afferrato quell’acino ed ha cominciato a respirare a fatica. Se ne sono accorti quando il volto era quasi cianotico, così hanno cercato di fare quello che pensavano fosse più giusto fare, mettere due dita in bocca per cercare di liberare qualcosa che non vedevano e che stava soffocando la loro piccola. Secondi che sembrano minuti, infiniti momenti mentre il volto della bimba diventava sempre più scuro con gli occhi che volevano uscire fuori dall’orbita. Qualcuno ha chiamato i soccorsi, ha telefonato al 118, altri hanno consigliato di anticipare l'aiuto dei sanitari e di prendere la bambina in braccio per portarla alla vicina guardia medica turistica. Lì Mariachiara sarebbe arrivata già in condizioni disperate. In spiaggia c’era anche un medico anestesista che ha cercato di rianimarla e addirittura l'ha intubarla assistito da chi lo accompagnava, una infermiera esperta anche lei in manovre rianimatorie. Non è bastato neanche questo perché la bimba ha avuto un arresto cardio respiratorio. Pare che durante l'intubazione l'acino d'uva sia finalmente venuto fuori. Troppo tardi, però. Il piccolo ambulatorio è diventato in poco tempo un affollato pronto soccorso con medici, infermieri e soccorritori del 118 che si sono alternati nelle manovre del massaggio cardiaco mentre un pallone spingeva aria nei polmoni della giovanissima vittima.

Così per almeno 45 minuti, interminabili e senza speranza. Nel frattempo è arrivato anche il primario del 118 di Taranto, Mario Balzanelli, il quale ha coordinato i soccorsi predisponendo il trasferimento con l’ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata. Per arrivare prima, mentre le manovre di rianimazione continuavano ininterrottamente, l’autoambulanza è stata scortata da una macchina dei carabinieri. Niente da fare, tutto drammaticamente inutile. Quando Mariachiara è arrivata al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, erano passate più di due ore dal primo massaggio cardiaco così tutti si son dovuti arrendere di fronte alla fatalità.

Terribili momenti per i genitori che urlavano contro chi, secondo loro, non avrebbe fatto abbastanza per salvare la loro bimba. I carabinieri della stazione di Lizzano con il comando della compagnia di Manduria hanno raccolto tutti gli elementi possibili per ricostruire l’accaduto partendo dai primi momenti sotto l’ombrellone sino all’arrivo della bimba alla guardia medica estiva. La magistratura tarantina, informata dai militari dell’Arma, aprirà un’inchiesta.

Nazareno Dinoi

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