Criminalità nelle campagne senza freno

Le aziende agricole nel mirino, ora tocca ai Pesare

Dopo le aziende “Felline”, “Alessia Perrucci”, “Cantore di Castelforte” e “Cantolio”, tutte di Manduria, si registra ancora un furto nelle terre del Primitivo.

Cronaca
Manduria sabato 10 marzo 2018
di La Redazione
Il muretto crollato nell'azienda Pesare
Il muretto crollato nell'azienda Pesare © La Voce

Dopo le aziende “Felline”, “Alessia Perrucci”, “Cantore di Castelforte” e “Cantolio”, tutte di Manduria, si registra ancora un furto nelle terre del Primitivo. L’ennesimo ai danni di un’azienda che produce prodotti della terra Messapica. E’ successo nella notte tra il 6 e il 7 marzo nell’azienda Pesare, famiglia manduriana proprietaria di frantoio specializzata nella coltivazione, produzione e imbottigliamento di olio d’oliva anche bio e di uve di Primitivo di Manduria. Un’altra eccellenza dell’economia locale ha dovuto suo malgrado fare i conti con i ladri che in pochi minuti hanno svaligiato l’intero parco macchine da lavoro: trattore, rimorchio, una macchina raccogli olive, quattro soffiatori per la raccolta del frutto, una cassetta di arnesi da meccanico e numerosi attrezzi più piccoli da lavoro. Il valore della refurtiva, non ancora quantificato (comunque diverse decine di migliaia di euro), non era coperto da assicurazione. Solo il trattore è stato ritrovato e recuperato. Si trovava nelle campagne circostanti, abbandonato dai ladri con metà ruote sprofondate nella terra arata da poco. Il luogo dove è avvenuto il furto è una masseria in contrada “Le Fiatte” nell’omonima contrada a circa un chilometro dal centro abitato di Uggiano Montefusco, frazione di Manduria.

Dalla ricostruzione fatta dai proprietari e dalle immagini catturate da una telecamera di sorveglianza, i malviventi si sono introdotti nella proprietà attraverso una sbarra lasciata aperta che dà accesso ad un terreno confinante. Il video ripreso dalla telecamera mostra, intorno all’una e trenta della notte, due individui muniti di torcia elettrica che fanno il giro del fabbricato dove entrano da un accesso laterale. Una volta all’interno, i due, probabilmente aiutati da altre persone che non compaiono nelle immagini, hanno fatto razzia dei macchinari e attrezzature che si trovavano nel deposito. Per uscire i mezzi pesanti, i banditi hanno sfondato un muro di cinta composto da tufi e da lì si sono allontanati per le campagne.Fatte poche decine di metri sono stati costretti a lasciare il trattore che si era arenato nella terra soffice.

Gli accessi principali della masseria erano coperti da sistema di allarme che non è scattato perché i banditi hanno sapientemente evitato i punti di contatto. Circostanza questa che farebbe pensare ad autori che conoscevano bene i luoghi. L’azienda agricola era sprovvista di servizio di vigilanza attiva notturna.

A fare l’amara sorpresa la mattina del 7 marzo è stato un figlio dell’imprenditore Brunetti che ha chiamato i carabinieri della compagnia di Manduria. È toccato a loro occuparsi delle indagini. Il furto che richiama il mai sconfitto flagello dell’agromafia, ricorda quello a danno di altre azienda agricole del territorio. L’abbattimento del recinto in muratura per far passare i mezzi pesanti, soprattutto, è simile a quello avvenuto nella casa vinicola “Felline” dell’imprenditore manduriano del Primitivo, Gregory Perrucci. Anche in quel caso la refurtiva fu portata via facendola transitare attraverso le campagne.

Nazareno Dinoi

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