Inchiesta della procura antimafia

“Due imprenditori manduriani in affari con il Padrino”

​Ci sono anche due giovani manduriani tra i ventotto indagati dell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Lecce che ieri ha portato in carcere ...

Cronaca
Manduria martedì 14 novembre 2017
di La Redazione
Il padrino
Il padrino © Google

Ci sono anche due giovani manduriani tra i ventotto indagati dell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Lecce che ieri ha portato in carcere undici persone, uno ai domiciliari e un altro all’obbligo di dimora accusati di far parte di una cosca mafiosa capeggiata dal massafrese Cataldo Caporosso. I manduriani in questione sono due meccanici di 44 e 31 anni finiti nell’inchiesta per alcune telefonate intercorse con personaggi del clan Caporosso e intercettate dai carabinieri. Secondo l’accusa, in questi dialoghi i due meccanici manduriani avrebbero utilizzato un linguaggio criptico legato al loro mestiere (pezzi di ricambio, auto, pneumatici e così via) per nascondere il reale oggetto degli scambi: la droga. Sempre secondo la Procura distrettuale antimafia di Lecce, i due meccanici della città Messapica, si sarebbero incontrati con il capo clan a Massafra, nell’officina di un altro indagato nell’inchiesta, per rifornirsi di sostanza stupefacente.

Per questo il pm aveva chiesto l’arresto dei due artigiani. Per gli inquirenti, insomma, uno spacciatore del clan Caporosso «era impiegato dai vertici deli ‘organizzazione per comunicare con alcuni affiliati ed acquirenti di sostanze stupefacenti, in particolare F. M. e M. G. di Manduria, organizzando incontri che avvenivano presso la sua autocarrozzeria in Massafra».

Indizi non sufficienti, scrive il gip del Tribunale di Lecce, Edoardo D’Ambrosio, per giustificare l’arresto. Scrive il gip: «non si può ragionevolmente escludere che, in realtà, i due si riferissero al rapporto con altre persone … la ricchezza dei contenuti – continua il giudice - inducono a dubitare ragionevolmente che quello usato fosse effettivamente un linguaggio criptico; per cui non si può escludere che oggetto delle conversazioni fossero effettivamente ricambi di auto o, al più, attività illecite di altro tipo, connesse al traffico di autovetture».

L’organizzazione mafiosa nei cui affari illeciti sono coinvolti i due manduriani, è considerata la consorteria criminale tra le più potenti ancora in attività, della sacra corona unita. A dirigerla, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, era il 59venne massafrese Cataldo Caporosso, in virtù del «dono» di «padrino» ricevuto direttamente da da Umberto Bellocco, patriarca della ‘ndrangheta di Rosarno ecofondatore storico insieme al mesagnese Pino Rogoli e al manduriano, Vincenzo Stranieri, della sacra corona unita.

Nazareno Dinoi

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