Sulla tragedia indagano i carabinieri

Diciottenne manduriano in coma profondo, giallo sulle cause

A quanto pare sul corpo del diciottenne sono state trovate delle tracce che porterebbero ad una causa violenta del coma anche se non è da escludere un malore complicato da un evento accidentale oppure viceversa.

Cronaca
Manduria domenica 01 ottobre 2017
di La Redazione
Rianimazione
Rianimazione © Google

È giallo su un episodio dai contorni ancora molto oscuri che ha causato lo stato di coma profondo di un diciottenne manduriano ricoverato in condizioni disperate nella rianimazione dell’ospedale Marianna Giannuzzi di Manduria. Il giovane la sera di mercoledì scorso, 27 settembre, intorno alle 23,30, fu trovato privo di coscienza nel pianerottolo della propria abitazione a Manduria. All’arrivo del 118 il personale sanitario lo trovò in arresto cardiaco. Le successive manovre rianimatorie riuscirono a far ripartire il cuore ma non il respiro per cui fu intubato e trasportato d’urgenza al pronto soccorso ospedaliero. I rianimatori del Giannuzzi che da quella sera lo hanno in cura nel loro reparto descrivono un quadro clinico molto compromesso dovuto al tempo trascorso senza attività cardiaca e quindi senza ossigeno al cervello. Nessuno dei presenti sul luogo dell’evento avrebbe saputo dare spiegazioni valide circa la causa del malessere su cui ora stanno indagando i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Manduria. I militari, su delega del pubblico ministero Lucia Isceri, magistrato di turno la sera della tragedia, hanno già raccolto diverse testimonianze di parenti, amici e vicini di casa in cerca di una soluzione del giallo. A quanto pare sul corpo del diciottenne sono state trovate delle tracce che porterebbero ad una causa violenta del coma anche se non è da escludere un malore complicato da un evento accidentale oppure viceversa. Il primo a trovare il ragazzo in quelle condizioni e che ha poi chiamato il 118, avrebbe raccontato che il giovane si trovava riverso per terra con la testa infilata tra le sbarre del passamano delle scale. Gli investigatori dell’Arma hanno insistito molto su alcune lesioni particolari trovate sul collo del giovane che potrebbero essere compatibili con la pressione esercitata dalle sbarre dell’inferriata, ma non escludono altra origine. Resta da capire come sia finito in quelle condizioni e perché il corpo esanime si trovasse sulle rampe delle scale. L’attività investigativa dei carabinieri è molto intensa in questa fase. Oltre alla raccolta delle versioni dei presenti, i militari della compagnia carabinieri al comando del capitano Sergio Riccardi, stanno verificando il contenuto dei telefoni che potrebbero tracciare gli spostamenti e le telefonate che il giovane ha fatto nelle ultime sue ore di quella terribile giornata. Utili saranno anche le eventuali registrazioni delle telecamere di sorveglianza installate nelle vicinanze dell’abitazione del giovane che vive con il padre, un operaio Ilva separato dalla moglie, madre del ragazzo in coma. (Foto d'archivio)

(Da Quotidiano di Taranto)

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