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	<title>La Voce di Manduria &#187; Cultura</title>
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		<title>Follia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 08:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letti e riletti da S. DIMITRI]]></category>

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		<description><![CDATA[Follia è il romanzo che in poco tempo ha scalzato tutti gli altri raggiungendo il primo posto nella classifica dei mie libri preferiti. E’ semplicemente eccelso. Il tema: disturbi di personalità e psichiatria. In questo momento storico più che mai siamo coinvolti sia direttamente che meno in esperienze di persone che hanno disturbi psichici. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Follia</em> è il romanzo che in poco tempo ha scalzato tutti gli altri raggiungendo il primo posto nella classifica dei mie libri preferiti. E’ semplicemente eccelso. Il tema: disturbi di personalità e psichiatria. In questo momento storico più che mai siamo coinvolti sia direttamente che meno in esperienze di persone che hanno disturbi psichici. Lo stile: incisivo, scorrevole, intrigante.</p>
<p>Stella è una donna bellissima, intelligente, giovane, ma il marito sembra essersene dimenticato, troppo preso dalla scalata verso il successo del suo lavoro di vice direttore in un ospedale psichiatrico. Durante il ballo che ogni anno vede protagonisti i pazienti e il personale sanitario con le proprie famiglie, Stella conosce Edgar, ricoverato per l’efferato uxoricidio speso ai danni della compagnia per una gelosia folle ed ingiustificata. Nasce un amore travolgente, oscuro e molto pericoloso. Anche la psichiatria in queste circostanze può fare poco. Ma Stella avrà comunque al suo fianco la figura di un altro psichiatra, voce narrante del romanzo e collega del marito che ci accompagnerà in questo viaggio nella discesa degli inferi della mente umana. La sera non vedevo l’ora di mettermi tranquilla in compagnia di questi strani personaggi. Assolutamente da leggere.</p>
<p>(Follia, Adelphi, 294 pagg, 2011, 18€) </p>
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		<title>Storia di un professore (e di un libro)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 08:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lost in Science di V. PALUMBO]]></category>

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		<description><![CDATA[Due settimane fa è scomparso: Paolo Rossi.
No, non è il Pablito nazionale di Spagna ‘82, né tantomeno il famoso comico.
Il Paolo Rossi di cui sto parlando è stato un grande luminare nel campo della storia della filosofia e, soprattutto, della storia della scienza. La sua morte è una grave perdita per moltissimi studiosi.
Il professor Rossi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center">Due settimane fa è scomparso: Paolo Rossi.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non è il Pablito nazionale di Spagna ‘82, né tantomeno il famoso comico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Paolo Rossi di cui sto parlando è stato un grande luminare nel campo della storia della filosofia e, soprattutto, della storia della scienza. La sua morte è una grave perdita per moltissimi studiosi.</p>
<p>Il professor Rossi (1923 &#8211; 2012) ha avuto una carriera luminosa, professore universitario a Milano, Bologna, Cagliari ed infine a Firenze, dove è diventato professore emerito, costellata dalla pubblicazione di numerosi testi su Bacone, Vico, Galileo. Ma non è ciò di cui voglio parlarvi oggi. Non ho mai avuto il privilegio di conoscerlo o di seguire una sua lezione, ma ho ampiamente studiato sui suoi testi, in particolar modo su <em>«La nascita della scienza moderna in Europa»</em>, pubblicato nel 1997. O meglio, ero terrorizzata dal suo testo. 400 pagine piene zeppe di nomi, date, scienziati mai sentiti nominare e, come se non bastasse, tanta, tanta fisica e astronomia. Ho rimandato lo studio di questo testo il più possibile, fino a che non è diventato l’ultimo ostacolo prima della laurea: evidentemente non potevo più rimandare.</p>
<p>La lettura è stata sorprendente. A parte le innumerevoli date da ricordare e i nomi impronunciabili di alcuni scienziati olandesi, il libro è un racconto meraviglioso di come sia nata la scienza moderna. Storie intricate, studi concatenati fra loro, contesti storici tratteggiati con assoluta precisione.Un intreccio di storie, idee geniali, esperimenti falliti, ritentati e poi falliti ancora.</p>
<p>Rossi racconta di un progredire non continuo della scienza, che evolve, invece, grazie a brillanti intuizioni, che fino al giorno prima erano assolutamente inimmaginabili.</p>
<p>Rivela anche, però, cose che non ti aspetti dalla scienza: il suo legame ancestrale con la magia, con la fede, con la paura. </p>
<p><em>«Nello scrivere questo testo ho avuto soprattutto in mente quelle persone che pensano alla scienza come qualcosa di “arido”»</em> afferma Rossi nella prefazione del testo.</p>
<p>Grazie professore, perché ci ha fatto comprendere che non è così.</p>
<p>Ci ha fatto capire che la scienza, nel bene e nel male, è speciale.</p>
<p>Speciale perché fatta dagli uomini.</p>
<p>Grazie perché da quando ho letto il Suo testo e dato quell’esame, io dalla storia della scienza, per motivi ancora un po’ misteriosi, non mi sono più potuta allontanare.</p>
<p><strong>Valentina Palumbo</strong></p>
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		<title>Parlando con Angela Pesce Fassio</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letti e riletti da S. DIMITRI]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana al posto della consueta recensione di libri propongo una mia intervista alla scrittrice Angela Pesce Fassio.
Angela Pesce Fassio è nata ad Asti, dove peraltro si è di recente trasferita dopo un lungo periodo vissuto in una residenza di campagna. Ricercatrice storica, cultrice di filosofie orientali, lettrice appassionata di ogni genere di narrativa. Ascolta musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana al posto della consueta recensione di libri propongo una mia intervista alla scrittrice Angela Pesce Fassio.</p>
<address><strong>Angela Pesce Fassio</strong> è nata ad Asti, dove peraltro si è di recente trasferita dopo un lungo periodo vissuto in una residenza di campagna. Ricercatrice storica, cultrice di filosofie orientali, lettrice appassionata di ogni genere di narrativa. Ascolta musica classica e new-age, ma anche colonne sonore e musica leggera. Ha al suo attivo numerosi romanzi, deve il suo esordio alla rivista amatoriale Alliance.<br />L’ho incontrata nel nostro salotto virtuale per parlare dei suoi romanzi che ho letto o meglio divorato e per conoscerla più intimamente.</p>
<p><strong>Buongiorno, Angela, quando hai scoperto la tua passione per la scrittura?</strong></p>
<p>Buongiorno, Simona, e grazie per l’ospitalità. C’è stato un momento, nella mia infanzia, in cui ho scoperto che mi piaceva scrivere, che la mia immaginazione aveva bisogno di espandersi, di galoppare incontro a nuovi orizzonti ed esplorare territori sconosciuti.<br />I miei primi racconti risalgono al periodo dell’adolescenza. Niente di serio, ovviamente, solo un passatempo piacevole insieme alla lettura e al disegno.<br />Ero appassionata di fantascienza e il mio primo romanzo, puntualmente bocciato, apparteneva a questo genere. Delusa, arrabbiata, ma determinata ad andare avanti, dopo anni di dura gavetta ho pubblicato il libro numero uno: “Cronomoto”. Si trattava soltanto di due racconti, ma mi sembrava d’aver toccato il cielo. Nel frattempo l’interesse per astronavi e avventure spaziali si era affievolito e mi sono orientata verso il fantasy, pubblicando il secondo libro: “Erik di Nhur”. Vicenda ambientata in un Medioevo immaginario, vincitore, fra l’altro, del Premio nuovo autore.<br />Poi è nato la “Congiura di Kommnor”, ispirato alla saga di “Guerre stellari” e pubblicato, a puntate, su un periodico amatoriale. Anche questo ha vinto un premio a una convention di fantascienza. Tradotto in inglese, è persino trasvolato negli Usa, dove ha riscosso un buon successo.<br />Il cammino da percorrere, però, era ancora lungo e dovevo crescere e sviluppare le mie potenzialità.<br />Ormai la fantascienza aveva fatto il suo tempo. Il fantasy mi attraeva ancora e successivamente mi sarei cimentata di nuovo in questo genere. Ma all’orizzonte si profilava, con tutto il suo fascino, la storia. Soprattutto quella Medievale. Come resistere alla suggestione e al richiamo dell’epopea cavalleresca? <br />Così è nato il mio primo romanzo storico: “Il Segno dello Sparviero”. Ispirato a un personaggio affascinante e controverso che tuttora amo moltissimo: Arduino d’Ivrea.<br />Un successo di critica e di pubblico che mi ha incoraggiata a proseguire su questa strada con altri romanzi d’ambientazione medievale: “Il Segreto del Sigillo”, “I Cavalieri dell’Aquila Bianca”, “I Cavalieri del Tau”, “Il Romanzo di Goffredo di Buglione”, e infine “Il Primo Paladino”, ispirato a Orlando.</p>
<p><strong>Quanto tempo dedichi alla scrittura? Ci sono orari che prediligi, oppure segui l’ispirazione del momento?</strong></p>
<p>Generalmente, se non c’è un’idea che mi dà il tormento, lavoro nel pomeriggio. Mi ritiro nello studio con la mia tazza di tisana alle erbe e non riemergo fino all’ora di cena. Anni fa lavoravo fino a molto tardi. A volte, durante le assenze per lavoro di mio marito, restavo alzata fino alle due. Ormai non riesco a sostenere quei ritmi. Dopo alcune ore davanti al computer sono letteralmente cotta e devo smettere. <br />Quando voglio sviluppare una storia che ha destato il mio interesse inizio con le ricerche del periodo nel quale voglio ambientare la vicenda. Prediligo il materiale cartaceo e quindi frequento biblioteca e la mia libreria di fiducia, dove mi conoscono e sono pronti a soddisfare le mie esigenze. La ricostruzione rigorosa e dettagliata, anche se con qualche licenza narrativa, è di fondamentale importanza. Ogni volta mi calo nella dimensione temporale di cui sto scrivendo, in modo che i personaggi siano il più possibile reali. Ho bisogno di sentire sulla mia pelle l’atmosfera, vivere le emozioni e i sentimenti, partecipare in prima persona per fare in modo che anche il lettore sia coinvolto. Molti libri li ho scritti dopo viaggi dai quali avevo tratto particolari sensazioni. Ma laddove non mi è possibile recarmi mi accontento di studiare e lavorare d’immaginazione.</p>
</address>
<p><strong>Nicholas appare in almeno due romanzi. Chi è davvero questo uomo?</strong></p>
<p>Nella mia realtà, purtroppo, non esiste alcun Nicholas. E&#8217; un nome che adoro dopo l&#8217;incontro con l&#8217;affascinante personaggio di un romanzo che si chiamava così. E&#8217; accaduto parecchi anni fa e da allora in qualcuno dei miei romanzi battezzo con questo nome l&#8217;eroe della vicenda.</p>
<p><strong>Nei tuoi romanzi ci sono sempre moltissimi personaggi, come scegli i loro nomi?</strong></p>
<address>In genere adotto nomi che mi piacciono e hanno un bel suono&#8230; che sono armonici, insomma. E poi dipende dal personaggio a cui sono destinati. Se è buono o cattivo, se deve morire presto&#8230; Anche dall&#8217;ispirazione del momento, a volte.</address>
<address> </address>
<address> </address>
<address><strong>La tua produzione è davvero notevole e, oltre alle opere edite col tuo nome, hai pubblicato sotto pseudonimo straniero. Che cosa ha determinato questa scelta?</strong></address>
<address>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ stata determinata dalla proposta del mio precedente editore, che volendo estendere i suoi programmi editoriali al romance mi ha chiesto se mi sentivo di scrivere storie d’amore. Ho raccolto la sfida ed è nata Alexandra J. Forrest, il mio alias più importante. Con questo nome straniero, dettato dall’esigenza di evitare confusioni con la mia produzione “classica”, ho scritto tutti i romanzi di genere rosa, continuando a usarlo anche dopo il passaggio ad Harlequin Mondadori. Ormai ho raggiunto una quindicina di titoli, a partire dal primo e ormai lontano “Come Cerchi nell’Acqua”, seguito da “Mikado”, “Dominique”, “La Locanda dell’Angelo”, “Atlantic Princesse”, “Tempesta di Passioni”, “Alta Marea”, “Furia d’Amore”, “L’angelo Ribelle”. Per Harlequin ho pubblicato la Trilogia di Zenobia: “Sotto il Segno delle Aquile”, “Il Disegno del Fato”, “Il Sogno di una Regina”. E poi “Il Giglio e la Spada”, “Il Trono di Giada”, per arrivare a “Al Servizio della Regina”, uscito il luglio scorso.</p>
<p><strong>Come mai hai deciso di rivelarti alle lettrici? </strong></p>
<p>Era tempo di svelare la mia identità, anche se l’alone di mistero era intrigante. Ho scelto di farlo durante un’occasione speciale: il 30° Anniversario dell’Harlequin Mondandori, a Milano, il maggio scorso. La Pinkermesse ha reso noto a tutte le lettrici chi sono in realtà e ritengo abbia destato un notevole stupore. In quella circostanza ho creduto fosse il caso di rivelare anche l’altro mio alias, più recente, col quale ho firmato “La Croce di Bisanzio”: Emma Seymour. In questo caso non ero d’accordo sulla scelta editoriale, ma non ho potuto fare a meno di approvarla. Il romanzo è stato acquistato e pubblicato anche in Germania e Austria da un importante editore.<br />Scrivere sotto pseudonimo è divertente e non escludo di farlo ancora, magari con un nuovo nome, ma attualmente il mio più grande desiderio è firmare un romanzo come Angela Pesce e spero con tutto il cuore di riuscirci. Editori permettendo.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>
<p>Tantissimi, ma mi devo concentrare sui pochi realizzabili per non essere dispersiva. Una tendenza che non è facile tenere a bada.<br />Almeno un paio si sono concretizzati: il nuovo romanzo per Harlequin, consegnato da poco, la cui uscita dovrebbe avvenire quest’anno, salvo imprevisti. E un romanzo per ragazzi. Era da un po’ che mi frullava in testa l’idea di scrivere una storia per giovanissimi e finalmente, tra un impegno e l’altro, ci sono riuscita. Sto pensando a un paio di romanzi storici, anche. Uno ambientato nel periodo della decadenza dell’Impero Romano, l’altro nel Medioevo. Ambedue le vicende mi intrigano moltissimo, benché attualmente stia lavorando ad un altro progetto… top secret. Tuttavia, nonostante la consistente produzione storica e i romanzi scritti sotto pseudonimo, Angela Pesce Fassio ha un sogno nel cassetto: scrivere un thriller.</p>
<p><strong>Ma chi è Angela nella vita di tutti i giorni, quando lascia la scrivania e i panni di scrittrice per tornare alla realtà quotidiana?</strong></p>
<p>Premesso che la realtà quotidiana mi va un po’ stretta, direi che sono una persona normale con tanti interessi. La pittura, il disegno, le filosofie orientali. Una passione intensa per i cavalli e i gatti, sebbene ami praticamente tutti gli animali, sia pure con qualche eccezione tipo insetti, ragni e rettili. Nella mia casa regna sovrana, da ben quindici anni Sophie, la mia bellissima gattona bianca e nera. Sì, proprio come il simbolo dell’Armonia degli Opposti. Devo aver già detto che amo leggere. Sono praticamente onnivora, anche se prediligo saggi di storia e narrativa storica. Gli autori classici e i russi.<br />Grazie per la piacevole chiacchierata.</p>
</address>
<address> </address>
<address><strong>Simona Dimitri</strong></address>
<p>&nbsp;</p>
<div style="padding:5px 0 5px 0; text-align:center; float:center;"><a href="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/plugins/max-banner-ads/max-banner-ads-lib/include/redirect.php?id=7"  rel="nofollow"><img src="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/mbp-banner/sospaghe01_20101204185904.jpg" title="Parlando con Angela Pesce Fassio " alt="Parlando con Angela Pesce Fassio sospaghe01 20101204185904" /></a><br />&nbsp;<span style="font-size:9px">-<a style="color:#0000ff;font-family:Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:9px" href="http://www.maxblogpress.com/go.php?offer=niceart&pid=12" target="_blank" onmouseover="self.status='MaxBlogPress.com';return true;" onmouseout="self.status=''">-</a></span>
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		<title>Olocausto, dobbiamo essere diversi da loro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lost in Science di V. PALUMBO]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 27 gennaio si è celebrata la Giornata della Memoria, in ricordo dei 6 milioni di ebrei “scientificamente” sterminati dai nazisti.
La scienza, purtroppo, è terribilmente immersa nella shoah anche a causa dei medici e delle loro sperimentazioni.
Non indicherò i nomi dei campi di sterminio: spero li conosciamo.
Non riporterò i nomi dei medici: li scorderemmo subito.
Proverò, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 27 gennaio si è celebrata la Giornata della Memoria, in ricordo dei 6 milioni di ebrei “scientificamente” sterminati dai nazisti.</p>
<p>La scienza, purtroppo, è terribilmente immersa nella shoah anche a causa dei medici e delle loro sperimentazioni.</p>
<p>Non indicherò i nomi dei campi di sterminio: spero li conosciamo.</p>
<p>Non riporterò i nomi dei medici: li scorderemmo subito.</p>
<p>Proverò, invece, a spiegare <em>come</em> la medicina è potuta arrivare a tanto e forse, insieme, potremo provare a capire <em>perché</em>.</p>
<p>Mi perdonerete se sarò un po’ forte nei toni e nei contenuti: dopo 67 anni, non si può più far finta di non sapere.</p>
<p>Fin dall’avvento del nazismo, la medicina tedesca si è orientata verso l’eugenetica, ovvero l’assurdo tentativo di perfezionare la razza ariana. Ed “inevitabilmente” tale politica passava attraverso l’eliminazione di bimbi disabili, adulti e anziani con gravi handicap fisici o mentali. Solo un dato: tra il 1933 e il 1941, 400.000 tedeschi furono forzosamente sterilizzati perché ritenuti “non adatti” a procreare ariani perfetti.</p>
<p>Date queste premesse è facile capire che gli ebrei vennero trattati come cavie. Umane.</p>
<p>Nei campi di sterminio sono stati fatti esperimenti brutali su bambini, donne e uomini: “studi” sul congelamento del corpo umano, sui vaccini, sulle sterilizzazioni, sulle castrazioni chirurgiche, sui raggi X, sui gemelli monozigoti. Quei medici hanno fatto di tutto e nei modi più terribili possibili, in nome della ricerca scientifica, del progresso medico. In nome di Ippocrate dimenticando, o meglio, calpestando il rapporto medico &#8211; paziente. Del resto, lì, per loro, non c’era nessun paziente. Solo esseri inferiori, indegni.</p>
<p>Oggi si parla di un vero e proprio “olocausto medico”. A Norimberga, nell’ottobre del 1946, si aprì il cosiddetto <em>processo ai medici</em>: 16 furono ritenuti colpevoli e di questi 3 condannati a morte.</p>
<p>Il <em>come</em> è potuto succedere è purtroppo evidente. Nei campi di concentramento esisteva solo la legge della distruzione.</p>
<p>E il <em>perché</em>, forse, inizia a diventare dannatamente chiaro. Erano ricerche motivate dal perverso desiderio di conoscere i limiti dell’uomo, unito ad un cieco odio razziale.</p>
<p>Cosa ci rimane? Cosa rimane di questo sacrificio? Dell’intero olocausto?</p>
<p>La memoria delle camere a gas, degli esperimenti, dei bimbi che non sono mai cresciuti solo perché ebrei o nomadi.</p>
<p>La memoria, dunque.</p>
<p>Per ricordare quanto <em>dobbiamo</em> essere diversi da loro.</p>
<p><strong>Valentina Palumbo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="padding:5px 0 5px 0; text-align:center; float:center;"><a href="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/plugins/max-banner-ads/max-banner-ads-lib/include/redirect.php?id=1"  rel="nofollow"><img src="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/mbp-banner/naturei_20101024153602.jpg" title="Olocausto, dobbiamo essere diversi da loro " alt="Olocausto, dobbiamo essere diversi da loro naturei 20101024153602" /></a><br />&nbsp;<span style="font-size:9px">-<a style="color:#0000ff;font-family:Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:9px" href="http://www.maxblogpress.com/go.php?offer=niceart&pid=12" target="_blank" onmouseover="self.status='MaxBlogPress.com';return true;" onmouseout="self.status=''">-</a></span>
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		<title>Cientu-ciju.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il manduriano di P. BRUNETTI]]></category>

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		<description><![CDATA[Cientu num. card., cento. Stornello: Lu beni mia m&#8217;è mannatu a ddiri / ci aggiu cientu tucati ca mi oli; jù sùbbutu rispošta li mannai, / ti nu turnesi lu reštu iddu m&#8217;a ddari. Il mio innamorato mi ha fatto sapere che con cento ducati di dote mi sposa; gli ho subito risposto che di un tornese mi deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cientu</strong> num. card., cento. Stornello: <strong>Lu beni mia m&#8217;è mannatu a ddiri / ci aggiu cientu tucati ca mi oli; </strong><strong>jù sùbbutu rispo<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ta li mannai, / ti nu turnesi lu re</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">tu iddu m&#8217;a ddari. </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il mio innamorato mi ha fatto sapere che con cento ducati di dote mi sposa; </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">gli ho subito risposto che di un tornese mi deve anche il resto.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cientupieti </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., inv. al pl., millepiedi.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cienzu </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., censo / enfiteusi: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">lu cienzu ti Uagnulu, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">l&#8217;enfiteusi di Bagnolo.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cierru </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., cerro, legno pregiato, una volta molto ricercato dai nostri falegnami </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ti arti crossa </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">per la costruzione dei raggi delle ruote dei traini, dei manici delle zappe e simili.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cie</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">tu-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., dal lat. </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">testu</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, sorta di casseruola in terracotta.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cifreca </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. f., fregatura: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">t&#8217;annu cu tutti </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">t&#8217;acquazzuni, ti li innegni cifreca facimu inveci ti mieru,</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> quest&#8217;anno, con gli acquazzoni che abbiamo avuto, alla vendemmia, invece di vino avremo una fregatura ( diG ).</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cigna-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. f., cinghia.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cignati </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. f. pl., botte, percosse date con la cinghia: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">quantu jeni so&#8217; cignati, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">quando torni a casa, le avrai.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cignisciari-cignisciai-cignisciatu </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">v. tr., battere, dare botte.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cignoni-cignuni </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., ognuna delle due cinghie costituita da tre o quattro strati di cuoio, che fuoriesce dalla </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">uardella </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ed innesta la stanga del traino.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ciilezza-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. f., gentilezza, cortesia.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ciìli </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">agg. inv., dai tratti gentili e aristocratici.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cijari-cijòu-cijatu </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">v. intr., germogliare: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">la cipodda </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ta cija, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">la cipolla ha messo i germogli.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cijaru </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., ciglio, parte esterna del cerchio corrispondente alla proiezione sul terreno della chioma dell&#8217;albero.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cijesi </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">agg. m. e f., pl. inv. </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">cijisi,</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> cegliese, di Ceglie Messapica; nella forma sost., Cegliese, abitante di Ceglie Messapica.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cijola </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">agg., qualità di uva; secondo il Rohlfs deriva da </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ua lugliola, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">cioè che matura a luglio.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ciju-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., germoglio : </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">llea li ciji a lli patani,</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> togli i germogli alle patate. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Indica anche il pungiglione dell&#8217;ape / l&#8217;orlo, il margine.</span></p>
<div style="padding:5px 0 5px 0; text-align:center; float:center;"><a href="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/plugins/max-banner-ads/max-banner-ads-lib/include/redirect.php?id=1"  rel="nofollow"><img src="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/mbp-banner/naturei_20101024153602.jpg" title="Cientu ciju. " alt="Cientu ciju. naturei 20101024153602" /></a><br />&nbsp;<span style="font-size:9px">-<a style="color:#0000ff;font-family:Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:9px" href="http://www.maxblogpress.com/go.php?offer=niceart&pid=12" target="_blank" onmouseover="self.status='MaxBlogPress.com';return true;" onmouseout="self.status=''">-</a></span>
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		<title>Sarah e la rivoluzione possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letti e riletti da S. DIMITRI]]></category>

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		<description><![CDATA[“Alla domanda: &#8211; Che fare? &#8211; qualcuno azzardò: -La rivoluzione!-.
Mai questa frase fu più consona al periodo storico che stiamo vivendo. Pietro Brunetti nasce a Manduria (Ta) nel 1941 e la sua carriera lavorativa lo ha visto crescere in ambito scolastico come insegnante prima e come preside poi. Si è dedicato a diversi scritti inerenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Alla domanda: &#8211; Che fare? &#8211; qualcuno azzardò: -La rivoluzione!-.</p>
<p>Mai questa frase fu più consona al periodo storico che stiamo vivendo. Pietro Brunetti nasce a Manduria (Ta) nel 1941 e la sua carriera lavorativa lo ha visto crescere in ambito scolastico come insegnante prima e come preside poi. Si è dedicato a diversi scritti inerenti alle radici della sua terra. <strong><em>Sarah e la rivoluzione possibile</em></strong><em> </em>è il suo ultimo lavoro dove affronta il male di vivere dei nostri giorni.</p>
<p>Parte dalla storia crudele della piccola Sarah Scazzi per affrontare la tematica del cambiamento possibile della nostra società, <em>ingiusta e squilibrata</em>. Dedica uno dei capitoli del libretto alla nascita di <em>Mondonuovo, </em>associazione politica costituita da trenta membri provenienti da diverse esperienze civili di Manduria che si incontrano per discutere di questioni socio-politiche. Fa un excursus di una serie di provvedimenti di ordine amministrativo e politico adottati nei vari settori della Pubblica Amministrazione. Cosa significa nascere al Sud? Cosa si intende per effetto farfalla? Pagine volte a suscitare quell’interesse e quell’attenzione nei confronti dell’attualità che stiamo vivendo. Attraverso l’esperienza tragica di questa ragazzina del sud viene messa in discussione una società, quella meridionale, che ad oggi ancora respira a pieni polmoni l’aria di una mafia imperante.</p>
<p>(Sarah e la rivoluzione possibile, Altromondo editore, 2011, 10€)</p>
<p>Simona Dimitri</p>
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		<title>Cicirieddu – cientanfanti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il manduriano di P. BRUNETTI]]></category>

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		<description><![CDATA[Cicirieddu-i s. m., dim. di cìciru, piccolo cece: quantu nu cicirieddu, grande quanto un cece ( riferito a grandine, escrescenza carnosa, ecc.). Soprannome della famiglia Mero.
Cicirimuèddi s. m. pl., cerimonie inutili.
Cìciru-cìciri s. m., dal lat. cicer-ciceris, cece: ci sapi ddo šta ffaci terra pi cìciri, chissà dove è andato a finire ( con allusione all&#8217;altro mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cicirieddu-i </strong>s. m., dim. di <strong>cìciru, </strong>piccolo cece: <strong>quantu nu cicirieddu, </strong>grande quanto un cece ( riferito a grandine, escrescenza carnosa, ecc.). Soprannome della famiglia Mero.</p>
<p><strong>Cicirimuèddi</strong> s. m. pl., cerimonie inutili.</p>
<p><strong>Cìciru-cìciri </strong>s. m., dal lat. <strong>cicer-ciceris,</strong> cece: <strong>ci sapi ddo <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ta ffaci terra pi cìciri</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, chissà dove è andato a finire ( con allusione all&#8217;altro mondo ). </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Mottetto: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cìciri chjantai e fai nascera, ci t&#8217;àcchju ripa mari ti quatèsciu, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">piantai ceci ma nacquero fave ( con allusione alla dubbia paternità ), se ti sorprendo in flagrante ti batto.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cicora-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. f., cicoria coltivata, verdura di largo consumo, usata specie con il purè di fave. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Denominazione della contrada del territorio di Manduria situata tra la strada per S. Pietro e quella per Borraco.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cìculu-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., ciclo a tre ruote per bambini.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cicuni </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s.m. pl., parte centrale del collo: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">li cicuni ti lu cueddu, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">la nuca.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cicuredda-i s. f., </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">cicoria selvatica, leggermente amarognola, commestibile, nasce sui bordi delle strade di campagna e nei terreni incolti con le prime piogge di fine estate: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">aciu ccota na manciata ti cicureddi,</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> ho raccolto la quantità di cicorie sufficiente al fabbisogno familare.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cicuroni-cicuruni, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., tarassaco, tipo di verdura selvatica, poco commestibile a causa del sapore amaro.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ciddaru-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., dal volg. </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">cellariu, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">cantina. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Detto: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ci uè inchj lu ciddaru, zzappa e puta ti scinnaru, ma ci tieni lu cuntanti, zzappa e puta ti li santi, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">se vuoi riempire la cantina ( di vino ), zappa e pota a gennaio, ma se hai disponibilità di denaro in contante, zappa e pota nel periodo dei Santi ( a novembre ).</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cieddi </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">pron. ind., dal volg. </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">qui velles </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">= chi vuoi; qualcuno, nessuno: il primo significato viene usato in forme interrogative, il secondo nelle risposte e forme negative: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">cce jè bbinutu cieddi? </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">È venuto qualcuno? </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ci eti? &#8211; Cieddi, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Chi è? &#8211; Nessuno. </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A llu bbeni ca ni ulimu no n&#8217;arrìa cieddi,</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> nessuno si vuole bene come noi ( da </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La Tarantata, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">di Leon Lacaita, atto III, sc. II ).</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cièfulu-i </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., cefalo, pesce tipico del nostro mare.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cielu </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., cielo: </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">a ncielu, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">in cielo; </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">a cielu ti carrozza, </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">sono così chiamate le volte a botte delle case che si costruivano un tempo, dove la spinta della volta si scarica sui quattro lati uniformemente.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cientanfanti </span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">s. m., tipo di pastina casereccia.</span></p>
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		<title>Medicina preventiva e futuro biologico</title>
		<link>http://www.lavocedimanduria.it/wp/medicina-preventiva-e-futuro-biologico.html</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lost in Science di V. PALUMBO]]></category>

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		<description><![CDATA[«Questa dunque è medicina? E che tipo di medicina è? Cura qualcosa, o piuttosto prevede solo qualcosa che potrebbe anche non accadere mai? Per un medico ha senso dire:“Ti ammalerai. Ma forse no?” Questa medicina aiuta davvero il paziente? O lo fa sentire semplicemente inerme di fronte al proprio (possibile) destino?»
Con queste domande, se vogliamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Questa dunque è medicina? E che tipo di medicina è? Cura qualcosa, o piuttosto prevede solo qualcosa che potrebbe anche non accadere mai? Per un medico ha senso dire:“Ti ammalerai. Ma forse no?” Questa medicina aiuta davvero il paziente? O lo fa sentire semplicemente inerme di fronte al proprio (possibile) destino?»</em></p>
<p>Con queste domande, se vogliamo un po’ inquietanti, ci eravamo lasciati la scorsa settimana. Torno sull’argomento non per risolverle, ma per chiarirne il senso. O, almeno è quello che spero di riuscire a fare. La medicina che attraverso <em>test</em> e analisi del DNA riesce a indicare elementi di rischio per future malattie è denominata <em>medicina predittiva</em>. Mai nome fu più azzeccato: è, infatti, una medicina che <em>predice</em>, o se preferite <em>prevede</em>, la possibilità di una patologia futura. Questo tipo di medicina, che migliora anno dopo anno, porta con sé numerosi benefici: poter agire preventivamente sui rischi potenziali (ad esempio cambiare in tempo stile di vita, modificare la propria dieta, etc.), poter attivare terapie farmacologiche preventive, fare un vaccino adatto. Tutto bene fin qui. Ma, come avviene quasi sempre nelle scienze di confine, quelle che lavorano tra la ricerca in sé e la vita (quella vera), accanto ai <em>pro</em> ci sono tanti <em>contro</em>.</p>
<p>Questi <em>screening</em> genetici consentono di individuare “soggetti a rischio”, ma non attestano di per sé la malattia, non modificano la probabilità di contrarla realmente. Essa, infatti, non è in atto, e forse non lo sarà mai: vi è solo il rischio (più o meno alto) di un suo sviluppo successivo. Come reagiremmo sapendo che nel nostro DNA è scritto che potremmo sviluppare <em>l’Alzheimer</em>?</p>
<p>E poi, questi “soggetti a rischio” sono pazienti? No: non hanno alcuna malattia! Allora, se non sono pazienti, sono sani?! <em>“No!</em> –risponderà qualcuno- <em>perché potrebbero potenzialmente ammalarsi.”</em></p>
<p>Dunque, una sorta di pre- pazienti. Ma, non lo siamo già tutti? Non siamo tutti pre- pazienti?</p>
<p>Nessuno di noi può sapere se domani, sfortunatamente, beccherà l’influenza o la varicella!</p>
<p>Ma, come in tutte le questioni di bioetica, è solo la coscienza a decidere.</p>
<p>Scegliere di sapere o di non sapere.</p>
<p>Sapere che forse mi ammalerò, perché è scritto nel mio DNA.</p>
<p>O, sapere che di sicuro prima o poi mi ammalerò, e morirò. Senza aver letto il DNA.</p>
<p>No, non si tratta di fatalismo.</p>
<p>Credo solo che la scienza, anche la migliore, non possa imporsi sulla vita.</p>
<p><strong>Valentina Palumbo</strong></p>
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		<title>E se poi non ci ammalassimo più?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lost in Science di V. PALUMBO]]></category>

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		<description><![CDATA[Grandi personaggi, scoperte epocali, rivoluzioni che hanno cambiato la storia. La scienza, però, sta anche in quei piccoli cambiamenti, quasi impercettibili che magari ascoltiamo di sfuggita al telegiornale, o che magari non leggiamo nella pagina del quotidiano dedicata alla scienza. Ogni giorno, vi sono trasformazioni scientifiche, spesso tecnologiche, microscopiche a cui nella maggior parte dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center">Grandi personaggi, scoperte epocali, rivoluzioni che hanno cambiato la storia. La scienza, però, sta anche in quei piccoli cambiamenti, quasi impercettibili che magari ascoltiamo di sfuggita al telegiornale, o che magari non leggiamo nella pagina del quotidiano dedicata alla scienza. Ogni giorno, vi sono trasformazioni scientifiche, spesso tecnologiche, microscopiche a cui nella maggior parte dei casi non diamo alcun peso. Ecco perché oggi vorrei proporvi una notizia passata quasi inosservata e, dunque, sottovalutata. Negli Stati Uniti, una società di biotecnologie del Connecticut ha realizzato una macchina, la <em>“Ion Proton di Life Technologies”</em>, in grado di leggere il genoma umano in meno di 24 ore. “<em>Straordinario</em>!” Penserete. Il sequenziatore di DNA ha le dimensioni di una stampante laser ed è acquistabile alla cifra di 150 mila dollari. La somma, impensabile (per ora) per i privati, è invece accattivante per i grandi ospedali americani, che potrebbero usarla per esami personalizzati. L’esame, che oggi costa svariati mila dollari, avrebbe un costo per il paziente di “solo” 1000 dollari.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Qual è il problema?”</em> vi chiederete. Non immaginiamo quante informazioni su di noi e sulla nostra salute vengono fuori dalla lettura del DNA: tra le tante, anche la “predisposizione” ad alcune malattie, piuttosto che ad altre. Ma, appunto, si tratta di <em>eventuali</em> predisposizioni, non di malattie già in atto. Da questo esame si potrebbe, ad esempio, leggere una predisposizione per il cancro della mammella. Non è affatto detto, però, che tale possibilità diventi reale, non è detto cioè che chi è predisposto si ammali.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi che faremmo se scoprissimo questa eventualità? Vivremmo schiacciati da un così grosso peso? O, come è accaduto ad una giovane donna danese, decideremmo in ultima <em>ratio</em> di farci preventivamente asportare entrambe le mammelle per evitare qualsiasi rischio?</p>
<p style="text-align: justify;">Questa dunque è medicina? E che tipo di medicina è? Cura qualcosa, o piuttosto prevede solo qualcosa che potrebbe anche non accadere mai? Per un medico ha senso dire:<em>“Ti ammalerai. Ma forse no?”</em> Questa medicina aiuta davvero il paziente? O lo fa sentire semplicemente inerme di fronte al proprio (possibile) destino?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Valentina Palumbo</strong></p>
<div style="padding:5px 0 5px 0; text-align:center; float:center;"><a href="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/plugins/max-banner-ads/max-banner-ads-lib/include/redirect.php?id=1"  rel="nofollow"><img src="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/mbp-banner/naturei_20101024153602.jpg" title="E se poi non ci ammalassimo più? " alt="E se poi non ci ammalassimo più? naturei 20101024153602" /></a><br />&nbsp;<span style="font-size:9px">-<a style="color:#0000ff;font-family:Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:9px" href="http://www.maxblogpress.com/go.php?offer=niceart&pid=12" target="_blank" onmouseover="self.status='MaxBlogPress.com';return true;" onmouseout="self.status=''">-</a></span>
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		<title>Zia Antonia sapeva di menta</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letti e riletti da S. DIMITRI]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho scoperto Andrea Vitali durante un’ intervista per un corso di scrittura creativa e devo dire che sono rimasta molto affascinata dalla sua naturalezza e soprattutto dalla sua inconfondibile modestia. E’ nato e cresciuto a Bellano, sul lago di Como, dove vive da sempre ed esercita la professione di medico di base. All’interno del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scoperto Andrea Vitali durante un’ intervista per un corso di scrittura creativa e devo dire che sono rimasta molto affascinata dalla sua naturalezza e soprattutto dalla sua inconfondibile modestia. E’ nato e cresciuto a Bellano, sul lago di Como, dove vive da sempre ed esercita la professione di medico di base. All’interno del suo sito (<a href="http://www.andreavitali.net">www.andreavitali.net</a>) scrive di sé: <em>All&#8217;inizio quindi era la scrittura, non concepita come esercizio solitario &#8211; nessun diario nella mia infanzia e nemmeno nella gioventù- ma come esperienza da condividere. Insomma, ci voleva qualcuno che leggesse quel che scrivevo…</em><em> Proseguii gli studi, feci l&#8217;università, anche se in mezzo a tutti gli impegni quella necessità sotterranea, quotidiana, vivace, di usare la scrittura per farne qualcosa, non mi abbandonò mai.</em><em></em></p>
<p>E’ uno scrittore molto prolifico, ha all’attivo decine di romanzi tra cui l’ultimo “Zia Antonia sapevasi menta” che ha avuto un grande successo di pubblico e di critica. Antonio D’Orrico scrive di lui: “E’ straordinariamente bravo. E’ un grande scrittore”. Ha la capacità di scrivere di eventi di tutti i giorni creando interesse, conferendo importanza anche alle piccole cose. Questa è la storia di un piccolo mistero, come mai nella stanza di zia Atonia si sente odore di aglio, proprio lei che ingurgita mentine ad etti? La vicenda si svolge nel piccolo paese di provincia, dove troviamo la classica casa di riposo per anziani che Vitali come medico ben conosce. Ha uno stile leggero, ironico. Bruno Quaranta dice di lui: “Un artigiano della parola, un affabulatore fuori ordinanza”. Vale la pena conoscerlo.</p>
<p>Zia Atonia sapeva di menta, Garzanti, 2011, 147 pagine, 13,90€)</p>
<p><strong>Simona Dimitri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="padding:5px 0 5px 0; text-align:center; float:center;"><a href="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/plugins/max-banner-ads/max-banner-ads-lib/include/redirect.php?id=7"  rel="nofollow"><img src="http://www.lavocedimanduria.it/wp/wp-content/mbp-banner/sospaghe01_20101204185904.jpg" title="Zia Antonia sapeva di menta " alt="Zia Antonia sapeva di menta sospaghe01 20101204185904" /></a><br />&nbsp;<span style="font-size:9px">-<a style="color:#0000ff;font-family:Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:9px" href="http://www.maxblogpress.com/go.php?offer=niceart&pid=12" target="_blank" onmouseover="self.status='MaxBlogPress.com';return true;" onmouseout="self.status=''">-</a></span>
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